Il femminismo universalista è sotto assedio, va difeso da chi vuole lasciare le donne libere di essere oppresse
Qualche giorno fa Anna Paola Concia ha raccontato un episodio che dovrebbe far rabbrividire chiunque abbia ancora un minimo di memoria storica. In un confronto radiofonico, uno studioso islamista l’ha definita “femminista colonizzatrice” e ha dichiarato morto il suo femminismo universalista. Perché, secondo lui, il femminismo moderno accetta il burqa e il niqab. Un ossimoro: lasciare le donne libere di essere oppresse. Questa non è un’opinione rara. Anzi, è la normalità in certi ambienti. È la traduzione, in linguaggio accettabile per le società liberali, di un concetto islamico radicale. Si prendono idee di sottomissione della donna, le si rivestono di “inclusione” e “tutela delle minoranze”, e si finisce per parlare il linguaggio post-colonialista. La propaganda della Fratellanza Musulmana funziona così da decenni. E una parte del progressismo neo-marxista, insieme a una sinistra che non sa più dire di no, l’ha assorbita.
I dati smentiscono qualsiasi narrazione relativista. Secondo il Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum, i Paesi a maggioranza musulmana occupano sistematicamente le posizioni più basse: Iran 145° su 148 (0,583), Pakistan ultimo (0,567), seguiti da Sudan, Ciad e altri. La regione del Medio Oriente e Nord........
