Nessuna legge elettorale salverà questa politica: prima di contare i seggi, bisogna riconquistare gli elettori
Si discute incessantemente di legge elettorale come se il destino di una democrazia dipendesse esclusivamente dalla geometria dei seggi, dalle soglie di sbarramento o dai premi di maggioranza. E’ l’eterna, sterile illusione dell’ingegneria costituzionale: la politica che si guarda allo specchio, si misura i vestiti di dosso e si interroga unicamente sulle convenienze del momento. Si calcola a tavolino quale congegno possa favorire questa o quella forza politica, si soppesa l’impatto della “variabile Vannacci”, si blindano i fortini parlamentari. Una partita a scacchi giocata a porte chiuse.
Il problema non è solo l’autoreferenzialità di questo esercizio, ma il deserto che si lascia intorno. In questo interno, claustrofobico dibattito, il cittadino è completamente svanito. Non è coinvolto, non è interpellato, non si sente parte di un processo che riguarda il futuro delle istituzioni. E il prezzo di questa rimozione lo stiamo già pagando, misurato in una........
