Ondata di profughi iraniani. In 9 milioni pronti alla fuga. “La Turchia fiuta l’affare”
Gennaro Guidetto operatore Onu
Articolo: Guerra Iran, ultime notizie. Trump vuole la resa incondizionata. L’Italia invia la fregata Martinengo a difesa di Cipro. La portaerei Ford si sposta nel Mar Rosso. Teheran minaccia i Paesi Ue
Articolo: L’attivista iraniano negli Usa: “La resistenza interna può rovesciare il regime. La dittatura religiosa è vulnerabile ma pericolosa”
Roma, 7 marzo 2026 – I turchi lo sanno: alla fine si passa sempre da casa loro e l’ospitalità non è gratis. La Grecia, senza troppo clamore, sta preparando un piano di emergenza: rafforzamento della sorveglianza via terra sul fiume Evros, strette sui visti e richieste d’asilo. E L’Europa cosa fa di fronte al rischio di un flusso di rifugiati dall’Iran di proporzioni mai viste? Prende tempo. Prima reazione a caldo dell’Euaa (l’Agenzia per l’asilo) il 3 marzo: “Non abbiamo ragione per credere che la guerra faccia presagire cambiamenti nei flussi migratori”. Sicurezza fondata su dati certi, anche se superati dai fatti: gli iraniani sono al 31esimo posto fra i richiedenti asilo in Europa, infatti nel 2025 le domande sono state appena 8mila. Passa un giorno, da Malta una vedetta dell’agenzia fa notare che le cose non stanno più così, tutto sta precipitando: “Anche una parziale destabilizzazione potrebbe scatenare movimenti di ampiezza inedita.
Lo spostamento di appena il 10% della popolazione iraniana (90 milioni di persone) provocherebbe un esodo senza precedenti nella storia recente”. Ipotesi di scenario, per carità. Ma concreta anche sul medio termine. Resa anche più impegnativa dal fatto che l’Iran, di suo, ospita 1,65 milioni di rifugiati afghani. E affiancata da quella che non è più un’ipotesi, l’esodo libanese dal Sud: due giorni fa Save the Children calcolava oltre 58mila sfollati, fra cui 16mila minori, diventati in fretta 500mila esseri umani in fuga.
Dove va tutta questa gente che scappa dalle bombe? Dentro la fortezza Europa c’è qualcuno che fa le ore piccole per imbastire un piano di accoglienza?
Non è ottimista Gennaro Guidetto, operatore Onu che non fatica a immedesimarsi nello stato d’animo dei profughi: stava a Gaza, ha cercato di raccontare l’orrore via social ed è stato espulso. “È il solito problema: esportiamo la democrazia con le bombe e ci stupiamo se a tornare indietro sono i rifugiati. Non siamo pronti. Improvvisiamo. Derubrichiamo alla voce ’emergenza’ qualcosa che era sotto gli occhi di tutti, non un asteroide. Come per la Siria. Anche per Gaza l’Europa non era pronta e non poteva pensare di cavarsela con visti turistici rinnovabili di 2-3 settimane”. Con l’Iran è uguale ma diverso. Non si tratta di un Paese arabo. E siamo stati noi a incoraggiare gli iraniani a ribellarsi al regime promettendo aiuti.
A quali frontiere andrebbero a bussare quei 9 milioni di persone e con quali speranze di farsi aprire?
“La Turchia è lì che aspetta, pronta a fare lo stesso gioco che con i siriani non è finito male: vuoi entrare? Paga. Dal 2011, l’Ue ha stanziato quasi 10 miliardi di euro per sostenere i rifugiati e un ulteriore miliardo per il 2024 destinato a sanità, istruzione e gestione delle frontiere, inclusi i rimpatri volontari dei rifugiati siriani. Ed è previsto un altro miliardo e mezzo di assistenza fino al 2027”.
Questo lasciando fuori i trafficanti di visti turistici, chiamiamoli così.
“Cinquemila euro a Gaza, simile anche in Ucraina. Paghi, passi a piedi, esci. In pratica la Turchia vuole soldi e riceve costantemente fondi robusti come parte di un accordo strutturato per la gestione della crisi dei rifugiati siriani. E può minacciare l’Europa: li teniamo buoni, ma se vi viene il braccino corto ve li spediamo a ondate. Questo con i soldi forniti dei contribuenti europei”.
L’Iran potrebbe essere il nuovo business.
“Per forza. La Turchia è il ponte fra Europa e Medio Oriente e tornerà ad avere un ruolo fondamentale. Attualmente ospita la più grande popolazione di rifugiati al mondo, più di 3,1 milioni di siriani registrati”.
© Riproduzione riservata
