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Sessismo in Accademia Militare: “Ci ha costretti a pulire i tombini, a spostare sassi e a sradicare erba”

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15.04.2026

Sessismo e stalking in Accademia «Ci ha costretti a pulire i tombini, a spostare sassi e a sradicare erba» Continua il processo contro il colonnello Giampaolo Cati, ex comandante del centro ippico I testimoni: «Ci umiliava continuamente». La difesa: «L’ufficiale ha sempre agito in modo corretto»

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Modena, 15 aprile 2026 – “Pulivamo i tombini, spostavamo sassi, sradicavamo erbetta. Fare il bidet ai cavalli è compito dei palafrenieri? Non ci era mai stato impartito come compito prima dell’arrivo al centro ippico di Modena. Mi sono sentito umiliato e vedevo la sofferenza negli occhi dei miei colleghi”. Hanno testimoniato ieri in aula due carabinieri che rientrano tra gli undici ex soldati che uno dopo l’altro hanno denunciato il tenente colonnello dell’Esercito Giampaolo Cati. L’ufficiale – presente in aula – è imputato per stalking, violenza privata e abuso di autorità nei confronti di undici sottoposti appunto, quattro donne e sette uomini, ovvero i propri inferiori – tutti rappresentati dall’avvocato Massimiliano Strampelli - al centro ippico dell’Accademia Militare. Le due testi hanno ripercorso quanto avveniva all’interno del centro ippico, sottolineando continue vessazioni, punizioni ma anche atteggiamenti sessisti nei confronti delle soldatesse insieme a commenti di natura sessuale. Il legale delle parti civili ha anche depositato alcuni scatti fotografici estrapolati dalle chat dei palafrenieri, in cui gli stessi si riprendevano mentre venivano costretti a raccogliere sassi o appunto erbetta.

“C’era una ditta di manutenzione all’interno dell’Accademia ma io non l’ho mai vista – ha spiegato un teste – Il nostro compito era quello di raccoglire erba e stare zitti: Cati ci sgridava se ci sorprendeva a parlare”. Lo stesso ha raccontato poi di un episodio in cui, dopo una grandinata, i denuncianti sono stati chiamati a raccogliere i vetri dal selciato senza guanti o altri dispositivi di protezione. “Mi sono sentito umiliato – ha sottolineato un secondo soldato – io ed un collega siamo stati obbligati ad estrarre i tombini per la pulizia del letame unito all’aqua e per lo sforzo ho riportato una cisti sinuviale: sono dovuto restare per un periodo a riposo. Avremmo dovuto iniziare poi il servizio alle 8, invece Cati pretendeva che iniziassimo a lavorare alle 7, per preparare i cavalli e altre cose”. I testi hanno poi confermato i commenti denigratori nei confronti delle colleghe o allusioni alla loro vita sessuale, come quando una delle soldatesse utilizzava la scopa. “Cati continuava a dire alla mia collega che era grassa. Non mi era mai successo di restare in camera e mettermi a letto e piangere ma a Modena è successo”. Secondo l’avvocato Strampelli: “L’udienza di oggi conferma l’esistenza di quanto ipotizzato dal pm ovvero di un vero e proprio ’sistema Cati’ ovvero un microcosmo apparentemente inaccessibile alle stesse superiori Autorità”. L’avvocato Guido Sola, che rappresenta l’ufficiale afferma: “Continua la sfilata dei testimoni dell’accusa e la difesa ha puntualizzato davanti al giudice di essere sempre più convinta dell’operato dell’ufficiale, proprio assistito, e dell’assoluta correttezza dello stesso”.

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