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Sessismo in Accademia. “Cati ci mortificava sempre, era aggressivo con noi e avevamo molta paura”

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04.03.2026

Il tenente colonnello dell’Esercito Giampaolo Cati

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“Non puoi essere così goffa, sei proprio una incapace”. "Mi sono sentita mortificata; alla Nunziatella queste cose non accadevano: là mi sentivo rispettata come donna ma a Modena no. Parlare con lui? Impossibile, quella era casa sua ed era aggressivo". Erano ancora scosse, nonostante il tempo trascorso. ‘L’ho superata? Credo di no’ – hanno affermato.

Ieri mattina in aula hanno testimoniato contro il tenente colonnello dell’Esercito Giampaolo Cati alcune delle presunte vittime di stalking da parte dell’ufficiale. Il processo, è noto, vede alla sbarra il tenente colonnello per i reati di stalking, violenza privata con abuso dei poteri e di autorità, minacce e ingiurie ai propri inferiori, quattro donne e sette uomini. Tutti reati commessi, secondo l’accusa, nell’ambito delle sue funzioni all’interno del centro ippico dell’Accademia che, in quel momento, guidava.

La testimonianza delle presunte vittime: “Con lui era impossibile ragionare”

Ieri hanno reso testimonianza appunto tre delle undici presunte vittime e parti civili nel procedimento e rappresentate dall’avvocato Massimiliano Strampelli. "Anche la tenente era succube – hanno raccontato – prendeva ordini da lui, aveva paura. La mattina ci faceva raccogliere i sassi all’esterno del centro ippico: rastrellavamo, li posizionavamo nei secchi a mano: dovevamo arrivare presto, alle 7.30, prima dell’inizio delle lezioni. Con lui era impossibile ragionare – ha detto una delle giovani che, a causa dei presunti ‘trattamenti’ subiti, ha lasciato l’accademia una volta terminato il periodo di ferma. La ragazza ha spiegato di essersi messa più volte a piangere e di aver deciso di tornare a casa dalla famiglia per paura di incontrare l’imputato in giro per Modena. "Potevi ridere solo se rideva lui" ha detto.

Il tenente colonnello Cati in aula

Ieri il tenente colonnello era in aula, rappresentato dal proprio avvocato di fiducia Guido Sola e dalla collega Francesca Romana Pellegrini. "Mi ripeteva: ci penso io a farti dimagrire – ha spiegato un’altra giovane. Ero soldato volontario in ferma prefissata di un anno e sono rimasta fino a settembre 2022. Più il tempo passava, più mi rendevo conto del clima ostile che si respirava nel centro ippico. Il colonnello urlava; sbraitava, l’ho visto prendere a calci porte, lanciare sedie contro un collega. C’era una grande aggressività e parlava male di tutti, affermando che erano inetti. Diceva che ero lenta a spostare gli ostacoli a causa del mio peso – ha spiegato – me lo diceva spesso. ‘Devi muoverti di più, essere più agile’ – affermava, sostenendo che in divisa stavo male".

Gli episodi di sessismo raccontati in aula

Costituiti nel processo, oltre alle presunte parti offese anche il sindacato militari, doppia difesa e Unarma. Nell’udienza precedente un’altra giovane aveva dichiarato di essere finita dalla psicologa. La teste aveva raccontato episodi di sessismo, legati a commenti inequivocabili sulle forme del suo corpo.

Secondo le accuse mosse nei confronti del tenente colonnello, infatti, le donne erano state sottoposte dall’imputato a continue umiliazioni e frasi sessiste. Donne e uomini paragonati a cavalli, minacciati quotidianamente, vessati. "Esprimo piena soddisfazione per la ricostruzione coerente e logica dei miei assistiti in un clima di grande serenità ed obiettività con il Tribunale – afferma l’avvocato delle parti civili, Massimiliano Strampelli. Sono lieto di una calendarizzazione serrata per arrivare ad una sentenza a breve".

La difesa: “Il tenente colonnello è innocente, ha operato correttamente”

La difesa ieri non ha contro-interrogato i tre testi. "Illustreremo le nostre ragioni a tempo debito – commenta l’avvocato Sola. Confidando nella giustizia nella consapevolezza dell’assoluta innocenza del tenente colonnello e dell’assoluta correttezza propria del suo operato". 

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