Noemi e i caregiver oncologici: “Oggi sono volontaria: così dico grazie a chi mi ha sostenuta”
Noemi Tortora, 27enne educatrice
Articolo: Salute mentale, emergenza bambini: "Via ai reparti speciali per i giovani"
Forlì, 9 marzo 2026 – Il peso della malattia non grava solo su chi riceve la diagnosi. Accanto al paziente c’è una rete spesso invisibile di familiari (e non) che accompagna e regge l’urto emotivo delle cure e dell’incertezza. A loro è dedicato il convegno ‘Vivere accanto: sfide e orizzonti del caregiving oncologico’, promosso dall’associazione Loto Odv e aperto a tutti, alle 18 nella sala Tison dell’Irst di Meldola. Tra le testimonianze quella di Noemi Tortora, 27enne educatrice, che ha vissuto da vicino l’esperienza di caregiver.
La malattia della mamma di Noemi
“La mia mamma si è ammalata quando stavo per compiere 19 anni di un tumore all’intestino e al fegato. L’abbiamo scoperto tardi, quando era già in fase molto avanzata – spiega –. Ero molto giovane e non sapevo bene come gestire la situazione. Ho cercato di tenere nascosta la paura, perché mi sembrava più importante mantenere alto l’umore”. La diagnosi è arrivata a marzo 2017; la madre si è spenta a settembre.
“Quando è morta la crisi più grande, oltre al lutto, è stata la proiezione nel futuro. Ho avuto un periodo di blocco: stavo entrando nella vita adulta proprio mentre perdevo un punto di riferimento. L’università è stata il primo appiglio per ripartire. In quei mesi un sostegno importante è arrivato dai volontari dell’Hospice e dall’assistenza domiciliare – prosegue la ragazza –. Per noi è stato fondamentale”.
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Anche il papà di Noemi si ammala di tumore
Dopo la perdita sono arrivati anche i sensi di colpa. “Per un periodo ho pensato di non aver fatto abbastanza. Nei primi traguardi mi chiedevo con chi condividerli. E mi sono chiesta se avrei potuto informarmi di più”. Tre anni dopo la malattia torna a colpire la famiglia: anche il padre si ammala di tumore. “Questa volta è stato completamente diverso: il babbo è andato subito all’Hospice e mi sono sentita più accompagnata – racconta Noemi –. Ogni giorno avevo aggiornamenti dai medici e ho capito che più informazioni hai, più riesci a tenere insieme i pezzi. Inoltre, stavolta ho chiesto subito il supporto psicologico. È stata la mia salvezza”. Da quella esperienza è maturato anche il desiderio di impegnarsi nel volontariato. “Con Loto porto avanti il progetto di ballo per pazienti oncologiche e sono impegnata con gli Amici dell’Hospice negli eventi di raccolta fondi. Il volontariato è il mio modo di dire grazie e restituire un po’ della leggerezza che ho oggi”.
Il convegno all’Irst
Tra i relatori del convegno ci sarà anche Liviana Lombardi, presidente di Loto sede di Forlì, Sandra Balboni, presidente nazionale della non-profit, Alberto Farolfi oncologo Irst e Tatiana Bertelli, psicologa e psicoterapeuta dell’Istituto: “Essere caregiver in un percorso oncologico è un impegno rilevante, non solo per le azioni pratiche quotidiane, ma anche, e soprattutto, a livello psicologico. Il caregiver sperimenta un carico emotivo significativo, che va di pari passo con quello del paziente, vivendo le medesime emozioni, spesso in modo amplificato ma più silenzioso – spiega –. È fondamentale che il caregiver possa trovare ascolto dei suoi stati emotivi, anche quelli più complessi, affinché possa elaborare l’esperienza in modo funzionale per sé e per il familiare. Per questo la psico-oncologia deve prendersi cura anche di ‘coloro che si prendono cura’”.
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