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Atterraggio di emergenza di un Airbus a Fano, ma era un pesce d'aprile

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01.04.2026

L'immagine creata con l'AI

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Fano (Pesaro e Urbino), 1 aprile 2026 - Per qualche istante è sembrata una notizia vera. Di quelle che accendono la curiosità, fanno girare i telefoni e, in una città come Fano, creano subito movimento. Un Airbus A320 nuovo di fabbrica, partito da Tolosa e diretto a Roma, costretto ad atterrare all’aeroporto di Fano per i forti venti in quota. Un atterraggio “provvidenziale”, piloti impeccabili, appassionati già pronti per le foto. Il racconto era dettagliato, credibile, pubblicato sulla pagina Facebook dell’aeroporto. Il tempo di leggerlo, condividerlo, commentarlo. E poi la verifica.

Ma era un pesce d’aprile Fine della notizia?

Una telefonata al presidente della società aeroportuale Fanum Fortunae (partecipata da enti pubblici – Comune, Provincia e Regione – e quindi, di fatto, espressione anche dello Stato) ed è arrivata la risposta: non è successo nulla. Nessun Airbus, nessun atterraggio d’emergenza. Era un pesce d’aprile.

Fine della notizia? Non proprio

Perché se è vero che lo scherzo rientra nella tradizione del primo aprile, è anche vero che il contesto cambia il peso delle cose. E soprattutto conta il luogo da cui quella notizia spiritosa parte. Perché, se gli addetti ai lavori sanno che la pagina “Aeroporto di Fano” non è gestita direttamente dalla società Fanum Fortunae, che ha in capo lo scalo, ma è uno spazio riconducibile al Consorzio di sviluppo aeroportuale — una sorta di contenitore in cui operano più soggetti, dagli operatori storici alle realtà che animano l’aeroporto — di fatto, per chi legge, quella pagina è l’aeroporto. Senza distinzioni.

Qualcuno non ha gradito

Nel contesto in cui lo scherzo si inserisce, però, qualcuno ha storto il naso: quello di una città dove l’aeroporto è da anni terreno di confronto politico — da una parte chi spinge per il potenziamento, dall’altra chi esprime timori sui progetti di sviluppo, tra impatti ambientali, sicurezza e ricadute sul territorio — e, più in generale, di una fase in cui il tema delle infrastrutture e della sicurezza degli scali è tornato al centro dell'attenzione.

Chi quello scherzo lo ha ideato non aveva messo in conto reazioni negative e le ridimensiona: “È stata un’iniziativa goliardica, evidentemente niente di serio — commenta Stefano Mascioni — è uno scherzo, se qualcuno non lo capisce, pazienza”.

Resta il fatto che anche l’ironia può generare reazioni. E quando arriva da un luogo percepito come pubblico, il confine tra scherzo e comunicazione tende a diventare meno netto.

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© il Resto del Carlino