Medici indagati, il direttore Ausl: “Ho chiesto di esonerare gli 8 professionisti dal fare i certificati”
Un gruppo di medici in ospedale in un’immagine di repertorio. A destra il direttore generale dell’Ausl Romagna, Tiziano Carradori
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Ravenna, 12 marzo 2026 – Nessun provvedimento disciplinare e nessuna indagine interna ma i medici indagati non dovranno essere coinvolti nelle certificazioni antirimpatrio. Questa è l’indicazione del direttore generale dell’Ausl Romagna, Tiziano Carradori, ai primari di Pronto soccorso e Malattie infettive in merito all’inchiesta che vede indagati otto professionisti per falso ideologico continuato e per interruzione di pubblico servizio.
Carradori, se dovesse arrivare la sospensione il reparto perderebbe otto medici su undici. È preoccupato?
“Innanzitutto sono preoccupato per i miei colleghi. Come ho sempre detto, il lavoro del medico è difficile e tutte le volte che un collega va incontro a un problema nell’esercizio della sua professione io sono preoccupato. Leggo che potrebbero esserci delle interdizioni e questo mi preoccupa perché gli indagati sono un numero considerevole, la proporzione maggioritaria nella dotazione dell’équipe specialistica. Qualora ci fossero, ci sarebbero ripercussioni per il servizio pubblico”.
Come procede il lavoro in reparto in questi giorni?
“Ho richiamato l’ospedale e i primari direttamente interessati a rispettare pedissequamente il protocollo, e non è necessario che gli indagati siano chiamati a svolgere l’attività di consulenza, da questa possono essere esonerati. La procedura dice che a rilasciare i giudizi di idoneità o meno all’ingresso nei Centri per i rimpatri deve essere il Pronto soccorso. E per il resto spero che tutta la vicenda venga chiarita”.
L’Ausl ha aperto o aprirà un’indagine interna?
“No. È una cosa che ora è in mano alla magistratura, noi abbiamo un protocollo per i certificati per i rimpatri e io non ho elementi che oggettivino il fatto che ci siano stati comportamenti non conformi. Al momento è un’ipotesi, e la magistratura farà quello che le compete”.
Sono stati presi provvedimenti disciplinari?
“Assolutamente no. Queste sono persone che assicurano una funzione assistenziale molto significativa all’interno dell’ospedale, sono quelli che fino a qualche anno fa chiamavamo ’eroi’. La magistratura sta verificando le sue ipotesi e quando il tutto sarà concluso faremo le nostre considerazioni, ma io non ho alcun elemento per non attribuire fiducia ai medici relativamente alla correttezza”.
Eventualmente vi costituirete parte civile?
“Prima occorrerà provare che una certificazione attesti il falso, un punto di vista rispetto a una norma o una procedura, per quanto critico o esposto in modo discutibile, non si trasforma automaticamente in un reato. L’azienda casomai farà qualcosa quando i soggetti preposti dimostreranno che è avvenuto ciò che ora ritengono. Intanto io ora ho faccio in modo di escludere rischi e tutelare il servizio”.
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