Medici indagati a Ravenna, la società nel mirino: “Non fomentiamo nulla”. Intanto si raccolgono firme
Ravenna, 17 febbraio 2026 – L’acronimo è Simm: società italiana di medicina delle migrazioni. E gli inquirenti della squadra mobile, su disposizione dei pm Daniele Barberini e Angela Scorza, nel corso della perquisizione di giovedì scorso cercavano vademecum e volantini riconducibili all’associazione nelle chat e nei luoghi di vita e di lavoro dei sei medici indagati. Materiale che, è l’ipotesi della Procura, esorterebbe i medici a dare un parere negativo sull’idoneità degli stranieri al trasferimento nei Cpr, prima dell’effettiva espulsione.
Flash mob per i medici indagati a Ravenna: “La salute non è terreno di indagini né di scontro politico”
Al telefono il presidente della Simm, lo psichiatra milanese Marco Mazzetti, precisa: «Noi non fomentiamo nulla, proteggiamo la salute. E se una cosa non protegge la salute lo diciamo, così come fanno tutte le società scientifiche. Abbiamo studiato la situazione e detto che così non può andare». Il riferimento è ai Cpr, i Centri di permanenza per il rimpatrio: «Sono posti pericolosi perché non sono sotto il controllo del sistema sanitario nazionale. Le persone nei Cpr non possono essere seguite dal sistema sanitario nazionale, a volte ci sono medici privati, ma non è come nelle carceri, dove ci sono medici, psicologi e infermieri del sistema sanitario nazionale. La politica? Noi non ce ne occupiamo. Non ci preoccupiamo tanto delle implicazioni politiche, ci limitamo semplicemente a pensare alla salute della singola persona. Ci chiediamo: può entrare nei Cpr, sapendo che non avrà l’assistenza del servizio sanitario? Il benestare va dato subito, ma spesso la valutazione clinica ha bisogno di tempo per visite e analisi». E aggiunge che «anche la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurgici e odontoiatri, nelle parole del presidente Filippo Anelli (intervenuta nei giorni scorsi esprimendo solidarietà ai medici, ndr), ha preso una posizione ferma quanto la nostra». Mazzetti dice però di non conoscere i sei medici indagati: «Non so dire cosa sia successo a Ravenna».
Nel frattempo sulla piattaforma Change.org è partita una petizione in solidarietà ai medici intitolata ’Appello urgente: la cura non è un reato’ e in cui la perquisizione dei giorni scorsi viene definita «un punto di rottura inaccettabile tra l’esercizio della medicina e le logiche di pubblica sicurezza». Il promotore è Nicola Cocco, medico infettivologo che ha lavorato in diverse strutture del nord Italia e per Medici senza frontiere, membro della Simm. Ieri sera le firme erano poco meno di 10mila. «E mi sembrano ancora poche, a essere sincero. Quello che è successo è di una gravità inaudita». Poi si blocca: «Solidarietà ai colleghi, ma più di tanto non voglio dire: temo che il mio intervento possa essere strumentalizzato. La priorità è che i colleghi vengano protetti, che si smetta di lanciare fango su di loro. Il vero scandalo è la patogenicità della detenzione amministrativa. La Simm è stata descritta come un gruppo carbonaro, ma è una società scientifica. E il documento di cui si parla è pubblico online da anni: nulla di penalmente rilevante, solo un tentativo di far riflettere sulle criticità».
