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“Un grazie eterno al prof Marcelletti”: salvata da piccola, Federica muore a 43. La lettera sulla tomba del luminare

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05.04.2026

Il professor Carlo Marcelletti, originario di Rosora: a destra, Federica, morta a 43 anni

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Ancona, 5 aprile 2026 – Ci sono viaggi che seguono le rotte tortuose e silenziose, della gratitudine pura. È il viaggio che una famiglia di Modena ha deciso di intraprendere verso il piccolo borgo di Rosora, per depositare un “grazie” che pesava nel cuore da oltre quarant’anni. Il destinatario di questo omaggio non è una persona qualunque, ma un uomo che ha sfidato il destino di migliaia di bambini: il professor Carlo Federico Marcelletti, il luminare marchigiano della cardiochirurgia pediatrica che ha segnato la storia della medicina italiana.

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La storia di Federica

La storia ha radici lontane, nel dicembre del 1982. Federica Serafini è un batuffolo di appena sette mesi, ma per i medici la sua vita è già al capolinea. Una malformazione cardiaca congenita gravissima non le lascia scampo: “poche settimane di vita”, dicono le diagnosi dei medici. Poi, l’incontro con il prof Marcelletti, originario della Vallesina, all’ospedale Bambino Gesù di Roma. Lui, che non ha mai avuto paura di ‘mettere le mani’ dove altri vedevano solo l’impossibile, decide di operare. E vince. Federica non solo sopravvive, ma cresce, studia, si laurea.

Il cuore di Federica ha smesso di battere a 43 anni

Vive quarantatré anni densi, difficili ma colmi d’amore, fino al 28 maggio dello scorso anno, quando il suo cuore ha smesso di battere. Ma l’amore dei suoi genitori, Piergiuseppe e Maria Rita, non si è interrotto con quel respiro. Sulla tomba del professore, a Rosora, è comparsa una lettera che sembra un ponte tra due mondi. Non è firmata dai genitori, ma è scritta in prima persona da Federica, come se fosse un messaggio spedito direttamente dal cielo.

La lettera di Federica sulla tomba del dottore

Il testo recita: “Caro, carissimo dottore, ti voglio ringraziare per avermi dato tanti anni di vita grazie alle tue prodigiose mani, allor quando nel lontano dicembre del 1982 mi operasti all’ospedale Bambino Gesù, alla tenerissima età di sette mesi. Col tuo intervento sono cresciuta, mi sono laureata. Ho dato e ricevuto amore io che alla nascita ero stata destinata a morte certa nel giro di poche settimane. L’anno scorso il 28 maggio ho lasciato questa vita a 43 anni. Una vita durissima ma ricca di amore. Ora sono un angelo e ti ho riconosciuto tra le persone elette dal Signore, anche se tu, con i tuoi 10mila piccoli pazienti, non mi avrai riconosciuta. Ti ringrazio dal profondo del cuore. GRAZIE. FEDERICA”.

La vicenda resa pubblica da Varagona

A rendere pubblica questa vicenda è stato lo scrittore e giornalista Vincenzo Varagona. Profondamente commosso dal gesto della famiglia modenese, Varagona ha affidato a Facebook una riflessione potente: “Federica è stata operata da Carlo Marcelletti a pochi mesi di vita. L’avevano data per spacciata a causa della sua malformazione cardiaca. Ancora una volta Marcelletti aveva osato dove altri non avevano avuto il coraggio di mettere le mani. Grazie all’intervento Federica non solo sopravvive, ma riesce a laurearsi e soprattutto a dare e ricevere tanto amore. Federica ci ha lasciato lo scorso anno, ma i suoi genitori hanno voluto recarsi a Rosora, sulla tomba del professore, per rendergli omaggio, e ringraziarlo. Una lettera bellissima, struggente, che rende l’idea di chi fosse il professore, istigato o ‘costretto’ a interrompere le sue sofferenze dopo un massacro, anche mediatico, seguito al suo tentativo di rivoluzionare la sanità siciliana”.

Le parole del papà di Federica

Contattato dallo stesso Varagona, il papà di Federica, Piergiuseppe Serafini, ha spiegato con estrema umiltà il motivo di quel pellegrinaggio: “Mia moglie Maria Rita e io abbiamo sentito una pulsione dal profondo del cuore di onorare la memoria di colui che, grazie alle sue prodigiose mani unitamente ad altrettanta umanità, ha dato la vita a Federica, a lei che le erano state prognosticate poche settimane di vita. Se vorrà rispondermi e anche consentirci di ringraziare personalmente la signora Marcelletti Le sarei infinitamente grato. Buona Pasqua”. Un sogno che presto potrebbe avverarsi.

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© il Resto del Carlino