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Berti, il talento è di casa al Cesena: "Ne vado fiero, vogliamo i playoff"

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04.04.2026

Il gol in stile Del Piero di Berti messo a segno contro il Catanzaro (Foto Ravaglia)

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In un momento in cui il calcio italiano è in crisi con la terza esclusione dell’Italia dal Mondiale e in cui si fa un gran parlare di talenti nostrani non valorizzati o di allargare la selezione degli azzurri alla B, il Cesena fa eccezione. Basta un nome: Tommaso Berti, il talento di casa, di Calisese, appena rientrato fra l’altro dall’esperienza con la Nazionale U21, seppur in queste due gare per la qualificazione agli Europei, il ct Baldini non lo abbia schierato.

Berti, come ci si sente ad essere tra i protagonisti della squadra della propria città? E cosa significa indossare la maglia azzurra?

"Indipendentemente dal momento difficile del calcio italiano, deve essere ed è un orgoglio, per me quella degli azzurrini. Io, ma anche Francesconi, che è di Faenza, e tanti altri siamo cresciuti nel settore giovanile del Cesena. Io ne vado fiero. Il punto è questo, il Cesena che lavora tanto sui giovani non dovrebbe essere un’eccezione, ma la normalità in Italia".

Berti tra l’altro ha sfoderato, contro il Catanzaro, anche una perla alla Del Piero nella semifinale dell’ultimo Mondiale, quello del 2006, vinto dall’Italia. Si è reso conto di cosa ha fatto?

"Ho tirato un po’ più basso, ma sì, me ne sono accorto subito, appena ho visto Cerri sono scattato in avanti. Ci abbiamo anche scherzato con Cerri, ci siamo detti ’Andiamo a Berlino’".

Le è dispiaciuto non scendere in campo con l’Italia U21?

"Sono felice di essere tra i 25 convocati. Purtroppo per regolamento cinque restano fuori. Spiace, ma c’è l’orgoglio di essere lì e allenarsi con tanti ragazzi fortissimi. Alla fine ho fatto due presenze e il gol al Manuzzi, a casa mia, è stata una serata perfetta, non potevo sperare in un esordio migliore. Il mister cerca di far girare un po’ tutti noi e per ora ci sta riuscendo bene. Avremo più avanti lo scontro con la Polonia, dopo la sconfitta d’andata vogliamo batterli al ritorno e qualificarci agli Europei".

Torniamo al Cesena, c’è stata una bella rivoluzione. Cosa avete pensato quando vi siete ritrovati come allenatore Ashley Cole?

"Ha fatto un certo effetto. Chi non conosce Ashley Cole? Lui ha vinto tanto in carriera, eppure è una persona molto umile che cerca di farti capire come vuole giocare. C’era e c’è molta curiosità. Dobbiamo ancora scoprirlo, soprattutto io che non ci sono stato in questa sosta per gli impegni in Nazionale. Però ci siamo trovati bene fin da subito".

Ashley Cole ha rivoluzionato il modo di giocare del Cesena, anche il ruolo di Berti, che negli ultimi due anni abbiamo visto in diverse vesti. Ma qual è il ruolo che Berti preferisce e in cui riesce ad esprimersi meglio?

"Il trequartista, mi piace stare più vicino alla porta, dove posso rischiare la giocata, piuttosto che agire da mezzala. Ma alla fine faccio tutti i ruoli di centrocampo con grande voglia".

Che tradotto nel ciclismo, la sua passione, quale ruolo sarebbe?

"Forse corridore di fantasia, attaccante che non ha paura di scattare, ma ci prova. Il ciclismo è una passione che ho sempre avuto, da praticare e da vedere. Ho la bici da corsa e in estate ogni tanto esco con gli amici, qui abbiamo colline straordinarie".

Perché il calcio e non il ciclismo?

"La prima cosa che fai da bambino è tirare calci ad un pallone. I miei genitori hanno visto che ci sapevo fare, ho iniziato con i Primi Calci a Calisese. La passione per il ciclismo è arrivata a 14 anni, giocavo già nei Giovanissimi".

Chi viene a vederla al Manuzzi? Riesce a tenere i contatti con gli amici di Calisese?

"Sì, loro sono in Curva, quella inferiore. Cerco sempre di salutarli. C’è la mia famiglia, i miei genitori, mio fratello che gioca in Primavera, la mia ragazza che pure è di Calisese. Ci sono praticamente tutti ed è bellissimo, bello vedere facce che conosci, quelle con cui andavi allo stadio".

"Più Messi che Ronaldo, ma a me piace Bernardo Silva, magro, bassino, ma sempre titolare al Manchester City. Fuori dal calcio, poi, c’è un solo idolo: Marco Pantani".

Passato il momento difficile, ora testa solo all’obiettivo playoff?

"Non vogliamo sprecare un’annata dove non siamo mai usciti dalle prime otto posizioni, siamo stati anche più in alto, eravamo partiti forte. Poi c’è stato un periodo dove i risultati non arrivavano, ma ne siamo usciti con la forza di squadra, questo è un gran gruppo. La vittoria sul Catanzaro ci può dare slancio".

Ora un calendario difficile.

"In B può finire sempre in tutti i modi, è un campionato aperto e tirato fino alla fine".

Prima o poi dovrà lasciare il Cesena?

"Sono stato un anno fuori di casa, sarei pronto. Poi nel calcio non si sa mai, qui sono a casa mia è sto meglio di chiunque altro. Il sogno è la A, con il Cesena magari. Mi piacerebbe diventare una bandiera del Cesena, ma in una carriera calcistica ci sono tante dinamiche, per ora non ci penso. Guardo solo al SudTirol e alla Juve Stabia, due partite fondamentali per vedere dove saremo fra un mese".

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