"Via Portone da scoprire. La mia una caccia al tesoro"
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Si intitola ‘Via Portone museo a cielo aperto’, il documentario realizzato per l’associazione Dis-ordine da Manuela Vallicelli con esperienza, non solo come pittrice, ma anche come videomaker per cortometraggi quali ‘Finis Mundi’ dedicato a Jorge Luis Borges, ‘Costruttori del Passato. Ravenna’ e ‘Suor Beatrice Alighieri, figlia di Dante’. Il video della durata di 45 minuti sarà presentato in anteprima alle 16 di oggi alla sala multimediale degli Antichi Chiostri di Ravenna.
"L’estate scorsa, quando il presidente dell’associazione Marcello Landi è venuto a visitare il mio studio per propormi una personale nella loro galleria. Poi, durante la mostra ‘Sincronie’, mi ha chiesto di riprendere in diretta la realizzazione dell’opera musiva ‘Il viaggio di Enea (sunt lacrimae rerum)’ di Francesco Vezzoli, esperienza da cui è partita una collaborazione proseguita con altri progetti video, fino a quello su via Portone".
Rispetto ai lavori passati, qual è stata la sfida del nuovo video su via Portone?
"Questo è stato il mio primo lungometraggio e, nonostante le condizioni invernali rigide, il lavoro è stato molto fluido. Abbiamo rispettato i tempi previsti, girando tra gennaio e febbraio anche con temperature sotto lo zero".
Durante le riprese, cosa l’ha colpita di via Portone e vie limitrofe?
"Mi ha affascinato la bellezza del borgo e il forte senso di comunità, con persone sempre accoglienti. È stata una sorta di ‘caccia al tesoro’ tra le 52 opere musive sui muri. Con Landi e Cesare Albertano si sono creati momenti quasi sospesi tra realtà e immaginazione".
A livello narrativo, come si sviluppa il documentario?
"Il video è una sorta di visita guidata in cui lo spettatore segue Landi lungo il museo a cielo aperto, mentre via Portone si svela passo dopo passo. L’ingresso della via segna l’inizio del percorso, tra il QR code del museo e il mosaico di Elena Pagani, co-ideatrice del progetto, una soglia tra presente e memoria. Lo sguardo poi scivola sotto il voltone, tra pannelli fotografici e tracce di artisti del quartiere".
Non mancano anche le interviste...
"Sì. La scrittrice e storica Anna Maria Valli Spizuoco invita a leggere la città attraverso la sua toponomastica, un codice antico che riemerge dal castrum ravennate e riaffiora nelle strade del presente. A questa narrazione si sovrappone la memoria viva dell’artista Mauro Bartolotti che riporta il quartiere a una dimensione bohemien e domestica: un luogo di atelier improvvisati, tra scultori, pittori, mosaicisti e vite condivise, dove la precarietà si trasformava in libertà e l’arte trovava casa tra cortili e affitti leggeri".
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