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Referendum, confronto aperto sul sì e il no

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22.02.2026

Due avvocati, un pubblico ministero e una professoressa si sono confrontati su un tema di grande attualità e complessità: il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. L’incontro, promosso dall’Ordine degli Avvocati di Urbino e seguito da cittadini e giuristi, è stato aperto dai saluti del sindaco Maurizio Gambini. Il presidente dell’Ordine Pasquale Marra, ha poi moderato il dibattito, invitando a offrire ai cittadini "informazioni accessibili e a 360 gradi" su questa riforma.

Ad iniziare sono stati i sostenitori del Sì. L’avvocata Francesca Palma ha sottolineato l’importanza di avere un giudice terzo e imparziale. "Il giudice è l’arbitro, può appartenere alla stessa squadra di una delle parti?". La separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica, ha spiegato, servirebbe a rafforzare la fiducia dei cittadini e a garantire maggiore equilibrio nel processo. Anche la nascita di due CSM distinti e il ricorso al sorteggio sarebbero, secondo Palma, strumenti per superare logiche correntizie e rendere più trasparente l’autogoverno. Sulla stessa linea l’avvocata Laura Modena, che ha portato esempi concreti. "Il CSM è diventato il presidio delle correnti", ha affermato, richiamando le criticità emerse negli ultimi anni. Il sorteggio, nella sua visione, ridurrebbe i legami di appartenenza e permetterebbe ai componenti di non dover rispondere a nessuno. Quanto al sistema disciplinare, ha sostenuto la necessità di un’Alta Corte autonoma, perché "il processo di domani deve garantire un giudice che guardi accusa e difesa con la stessa distanza".

Di tutt’altro canto le voci del No. La professoressa Chiara Gabrielli ha invitato a non considerare l’attuale assetto come fonte di processi ingiusti. "Nessuna riforma spezzerà l’affinità ideale tra pubblico ministero e giudice", ha osservato, ricordando che l’equilibrio tra richieste accolte e respinte dimostrerebbe l’indipendenza già esistente. Critica anche verso il sorteggio: "Delegare al caso equivale a rinunciare al giudizio", con il rischio di indebolire l’autorevolezza del CSM. La magistrata Maria Mocchegiani, ha difeso l’unità della magistratura come presidio di indipendenza. "La nostra forza è essere un unico ordine", ha detto, mettendo in guardia dal rischio di frammentare l’autogoverno. A suo avviso, separare carriere e CSM non incide sui tempi dei processi, ma indebolisce l’indipendenza della magistratura dalla politica.


© il Resto del Carlino