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Barbagli: "La monogamia? Era un’eccezione"

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25.02.2026

Si pensa alla poligamia e si immaginano panorami esotici, piaceri inconfessabili e scene a luci rosse. Convinzioni analizzate e confutate nel recente saggio di Marzio Barbagli, professore emerito dell’Università di Bologna e accademico dei Lincei, ‘Monogamia- Storia di una eccezione’ (Il Mulino), che l’autore presenta domani (ore 17.30) nella Sala dello Stabat Mater dell’Archiginnasio con Chiara Saraceno e Vincenzo Lavenia.

Professor Barbagli, possibile che pensare alla monogamia come a una eccezione evochi scenari scandalosi?

"Certo! Proprio qualche giorno fa un seguitissimo sito di gossip ha dedicato un articolo al mio libro illustrandolo con immagine sessualmente esplicite, a luci rosse. Dici poligamia e necessariamente dici anche libertà sessuali. Non è così. Per secoli la vera eccezione, come recita il titolo del mio libro, era la monogamia".

"Le ragioni della poligamia affondano nella storia dell’umanità, nelle radici dell’ebraismo e in quelle della civiltà greca e romana sin dalla prima della nascita di Cristo. Ed è una cultura che è andata avanti nei secoli. Poter, da parte di un uomo, avere più mogli, è stata la norma. E questo non ha mai avuto a che fare con il libertinaggio".

Quali i motivi alla base di questa scenta così diffusa?

"Motivi soprattutto pratici. Ne parla anche Cristoforo Colombo che scrive di come i dignitari che lui incontra nelle terre dove sbarca hanno più mogli perché questo significa poter contare su una più ampia forza lavoro. Nella cosiddetta civiltà contadina della zappa, più mogli significava più figli da poter impiegare nei lavori nelle terre. Poi c’era anche la questione espansionistica, importante per i reali. Più donne prendevano in spose, più aumentava il controllo dei territori dai quali le consorti provenivano".

Insomma, niente di quello a cui hanno pensato i responsabili del sito di cui parlava.

"Niente. Le spose erano funzionali alle alleanze con altri popoli e al massimo potevano rappresentare uno status symbol e una maniera per sopperire alla possibile sterilità di una sola moglie. La scelta della poligamia era dettata dalla necessità e non da irrefrenabili impulsi sessuali".

Il libro parte da una ricerca.

"Sì, nel secolo scorso un gruppo di antropologi intraprese uno studio approfondito su 250 sistemi sociali in diversi angoli del pianeta e i risultati furono che nel 78% dei casi si trattava di forme di organizzazione che si basavano sulla poligamia. Era la monogamia la eccezione!".

La ricerca contiene un altro dato piccolo, ma interessante.

"Gli studiosi che mi hanno preceduto hanno anche scoperto che, tra le società analizzate, esisteva l’1% che non potevano essere catalogate come poligamiche o monogamiche. Si trattava infatti di tessuti sociali caratterizzati da quella che viene definita poliandria. Quando, cioè, è una donna a poter avere più mariti contemporaneamente. Caratteristica ricorrente, ad esempio, in alcune aree del Tibet. I missionari italiani che nel 700 raggiunsero il Tibet raccontarono di ampie zone di quella terra dove sposare più uomini era la norma. E tutti si sentivano allo stesso modo padri di tutti i figli di quella che oggi potrebbe essere considerata una famiglia allargata".


© il Resto del Carlino