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“Emanuela ammazzata di botte”: i medici legali raccontano la lunga agonia della giovane mamma

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12.03.2026

Emanuela Massicci è stata trovata senza vita, massacrata di botte, nella sua casa della piccola frazione di Ripaberarda

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Ascoli, 12 marzo 2026 – È stata una lunga agonia quella che ha portato alla morte di Emanuela Massicci. A ricostruirla davanti alla Corte d’Assise di Macerata sono stati  i medici legali dell’ospedale di Ascoli Sabina Canestrari e Francesco Brandimarti che hanno esaminato il corpo della donna, vittima dell’omicidio avvenuto il 19 dicembre 2024 nella frazione di Ripaberarda, nel territorio di Castignano. Dalle loro testimonianze è emerso un quadro di violenze prolungate. La morte non sarebbe stata causata da una singola lesione fatale, ma da un insieme di traumi e fratture: costole rotte, una frattura al polso, percosse, morsi, tirate di capelli e altre vessazioni.

La tesi della difesa e le lesioni precedenti

Un concorso di lesioni che, secondo quanto spiegato in aula, avrebbe portato progressivamente al decesso della donna dopo ore di sofferenza. Non la pensa allo stesso modo il consulente della difesa, dottor Claudio Cacaci, sostenendo che a causare il decesso in tempi brevi è stato un frammento osseo di una vertebra finito nel midollo. Nel corso della deposizione sono state mostrate ai giudici e ai giurati le conseguenze delle violenze subite da Emanuela. Secondo quanto riferito, alcune lesioni sarebbero riconducibili anche a episodi precedenti, avvenuti nei mesi e nei giorni che hanno preceduto la morte. Nonostante ciò, la donna non sarebbe mai stata curata né si sarebbe mai recata al pronto soccorso.

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Le accuse della Procura e i testimoni ignari

All’imputato la Procura contesta l’omicidio pluriaggravato, oltre ai reati di maltrattamenti e tortura. Durante l’udienza si è discusso anche delle tracce residue di cocaina rilevate nel corpo della vittima. Sono stati ascoltati anche i genitori di Massimo Malavolta, il suo ex datore di lavoro e i familiari della donna. Molti dei testimoni hanno dichiarato di non essere stati a conoscenza della situazione che si sarebbe consumata all’interno della coppia. Il padre della vittima ha raccontato di aver scoperto quanto accaduto solo dopo la telefonata dei carabinieri che lo invitavano a recarsi nell’abitazione.

La prossima udienza: attesa per la perizia psichiatrica

Nel dibattimento è intervenuta anche la difesa. L’avvocato Saveria Tarquini ha sostenuto che il contesto familiare non fosse quello descritto da alcuni testimoni in aula. L’avvocato Nazario Agostini, legale di parte civile, ha infine annunciato che la prossima udienza, prevista nel mese di aprile, sarà particolarmente importante per il processo. In quella sede verranno infatti ascoltati i collegi degli psichiatri chiamati a esprimersi sulle condizioni di salute mentale dell’imputato.

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© il Resto del Carlino