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Quel fatidico veglione alla Casa del popolo

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Casadio Gustì a’d Silumìo si chiedeva per quale motivo portasse quel soprannome - che veniva a dire “del diavolo” - un po’ perché in paese non si usava, preferendo il termine “gêval”, un po’ perché non si sentiva di meritarlo, esprimendo un carattere mite e conciliante: insomma, tutto il contrario d’un diavolo. Ma i soprannomi hanno storie lunghe e particolari, nascendo talvolta da piccoli fatti, peculiarità fisiche, luoghi d’origine, e vai mo a pensare che la radice di quel silumìo venisse da una poesia religiosa faentina. La domanda di Gustì non era l’unica causa di tormento: lui era il figlio unico della Viera e di Tugnò della via Tagliata che, poveretti, di salute ne avevano poca, ma possedevano la fortuna d’un figlio buono, rispettoso, gran lavoratore, onesto, senza vizi, che da solo riusciva a mandare avanti le nove tornature di famiglia e non faceva mancar nulla........

© il Resto del Carlino