Frasi sessiste a San Luca, chi è l’autore: incastrato dalla grafia
A sinistra una delle scritte trovate sui muri dei portici, a destra polizia sotto l'arco del Meloncello
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Bologna, 21 aprile 2026 – L’ultimo tassello che mancava era la perizia grafologica. E quando anche gli esiti di questa sono arrivati, il cerchio degli investigatori si è chiuso, definitivamente, sull’uomo ritenuto autore delle centinaia di scritte misogine e volgari apparse, ad agosto scorso, lungo il portico di San Luca. Si tratta di un quarantacinquenne della provincia di Modena, per cui la Procura, al termine delle indagini portate avanti dai poliziotti del commissariato Santa Viola, ha chiesto il giudizio immediato.
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Sono 22 le parti lese
Sono ventidue le parti lese accertate in questi mesi di lavoro degli inquirenti, che sono partiti dalle denunce, anche postate con più interventi sui social, da alcune delle vittime, per riuscire a dare un volto e un nome all’ignoto e incattivito grafomane. I poliziotti, ascoltando le donne che comparivano con nomi e cognomi (a volte anche con numeri di telefono o nickname social) nelle frasi diffamatorie che, nel giro di un paio di notti, avevano tappezzato le arcate del portico di San Luca, hanno notato un primo fattore comune: tutte le vittime avevano la passione per le camminate e il trekking.
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Tutte le vittime avevano la passione per camminate e trekking
E tutte, stando a quanto ricostruito, avevano avuto contatti non graditi con il quarantacinquenne oggi indagato per atti persecutori, diffamazione e danneggiamento aggravato (visto che il portico di San Luca è patrimonio Unesco). L’uomo, infatti, a sua volta partecipava alle passeggiate e faceva parte dei gruppi social che le organizzavano. E in questo modo sarebbe riuscito a carpire i numeri di cellulare o i contatti social delle vittime, che poi tempestava di messaggi e chiamate. Che aumentavano e diventavano ancora più aggressivi quando si vedeva respinto dalla malcapitata di turno.
L’indagato è anche riuscito a trovare la casa di una delle sue ‘mire’
Da quanto ricostruito dai poliziotti del Santa Viola, in una circostanza l’indagato sarebbe anche riuscito a trovare la casa di una delle sue ‘mire’, conoscendo soltanto il Comune di residenza e il modello e il colore della macchina che la donna guidava. E poi, a tarda sera, dopo aver studiato tutti i nomi sui citofoni della strada, si sarebbe presentato a casa della vittima - che era da sola con il figlio - per “parlare con lei”, finendo per essere cacciato via. La vicenda aveva comunque preoccupato moltissimo la donna.
Un minuzioso lavoro tecnico
Oltre alle testimonianze che convergevano tutte verso l’indagato, i poliziotti hanno anche portato avanti un minuzioso lavoro tecnico. E partendo da uno scritto lasciato dal quarantacinquenne in un rifugio di montagna nel Modenese, hanno incaricato un esperto di confrontare quella grafia con quella delle scritte vergate a San Luca. La corrispondenza, stando alle conclusioni del perito incaricato dalla Procura, è stata completa. A questo punto l’uomo è stato sentito dagli inquirenti. E, visto il quadro probatorio ricostruito, è stata avanzata anche la richiesta per il giudizio immediato.
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