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Sgozzato ex consigliere comunale: “Fendente fatale alla giugulare”

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02.04.2026

Giuseppe Pirani è stato ucciso martedì, assassinato a coltellate dentro il capannone di sua proprietà

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Ferrara, 2 aprile 2026 – “Noi ferraresi ci sappiamo divertire. Evviva i ferraresi”. Estate 2023, si registra la presentazione dell’evento “Ricordi ferraresi. Associazione Ferraresi dell’Agro Pontino”. Di fronte alla telecamera c’è un uomo con i baffi, occhi splendenti, sorridente e amante della vita. “Sono andato in pensione a 62 anni – dice –, adesso mi passo il tempo e faccio quello che voglio perché sono uno spirito libero. Molto libero”.

Si chiama Giuseppe Pirani, 80 anni. Il suo corpo, in un lago di sangue, è stato trovato l’altro pomeriggio – attorno alle 18 – dal figlio. Assassinato a coltellate dentro il capannone di sua proprietà sulla Migliara 48, a Pontinia, comune di 15.000 abitanti della provincia di Latina. Diverse le ferite d’arma da taglio ritrovate, tra cui una profonda – quella ritenuta fatale – all’altezza del giugulare. Un colpo secco, senza scampo. Quando i soccorsi sono arrivati, il cadavere di Pirani si trovava sotto una tettoia che affaccia di fronte alla casa colonica dell’Onc, uno dei tanti edifici rurali costruiti dall’opera nazionale combattenti tra gli anni ‘20 e ‘30 come simbolo della bonifica nell’agro pontino. Un podere che, secondo quanto è emerso, sarebbe stato da tempo al centro di una contesta familiare. Ed è proprio qui che gli inquirenti laziali stanno puntano l’attenzione. Il figlio, 50 anni, è stato sentito a lungo dai carabinieri, così come altri parenti stretti per ricostruire presunti dissapori all’interno dello stesso nucleo della vittima.

Origini ferraresi, “papà di Cento – ricordò proprio la vittima nel video del 2023 –, mamma (Iole Brina) di Portomaggiore, con la sua famiglia che poi si è dispersa tra Massafiscaglia, Tresigallo, Jolanda di Savoia”, Pirani aveva sempre vissuto nel Lazio. “La nostra vita è qua, i miei genitori si sono trasferiti nel 1934”. Una famiglia di grandi lavoratori, così come lo era Giuseppe, fino a 27 anni occupato tra le campagne pontine, poi “nell’industria”. Papà Primo arrivò a ventidue anni a Pontinia con i genitori e dieci fratelli e fu proprio lui a dedicarsi, con i familiari, al podere 1357 sulla via Migliara 48, luogo in cui è stato trovato cadavere l’altro pomeriggio il figlio.

A Pontinia dove risiedeva, l’ottantenne Giuseppe Pirani era persona molto conosciuta e attiva nella vita pubblica. Era stato consigliere comunale con il partito socialista tra gli anni ottanta e novanta, una passione per la politica ereditata dal padre, sindaco di Pontinia dal 1953 al 1956 in quota Psi con una maggioranza socialcomunista. Ma nonostante tutta la vita incardinata nel Lazio, l’amore di Giuseppe per la terra d’origine della famiglia gli era rimasta nel cuore. Fu lui, infatti, a fondare l’associazione ’Ferraresi dell’Agro Pontino’ e a raccontarla, tre anni fa, con il suo inconfondibile accento: “Ora abbiamo creato quest’associazione, a sen partì ben nonostante la burocrazia”. Poi i ricordi del passato, della giovinezza, “bella nonostante i tempi duri dell’epoca”, delle amicizie e delle donne ferraresi: “Loro sono la spina dorsale, lo sono state nei poderi dove la vita era molto faticosa”. Senza dimenticare la passione per il ballo: “Una volta c’era il ballo del mattone, quanto amavo il liscio, il tango, la mazurka. Oggi? Ho una labirintite che mi divora e ho dovuto smettere”.

“Un abbraccio al nostro amico fondatore – è il ricordo sui social dell’associazione Ferraresi dell’Agro Pontino –. Ti sei fatto volere bene con il tuo carattere simpatico e da compagnia, ti vorremo sempre bene, questo saluto è un arrivederci, il tuo ricordo rimane sempre vivo nei nostri cuori”.

La sua morte resta un mistero, aperta un’inchiesta per omicidio diretta dalla Procura di Latina e affidata ai carabinieri del Nucleo Investigativo.

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© il Resto del Carlino