Madonna di San Luca, la storia dell’icona: dal misterioso autore al miracolo della pioggia
Bologna, 18 febbraio 2026 – L’immagine della Madonna di San Luca e il lungo viaggio da Costantinopoli fino a Bologna. Lo ripercorriamo oggi, giorno in cui purtroppo sono stati rubati alcuni dei gioielli, donati nel tempo alla sacra icona. Un oltraggio che ha lasciato indignati i cittadini bolognesi e molti credenti.
Dalla Turchia fino a Bologna
Di un eremo situato sull’attuale Colle della Guardia si trova traccia fin dal 1100 d.C., eremo all’interno del quale si era stabilito un asceta di nome Eutimio, giunto da Costantinopoli portando con sé una tavola in legno sulla quale era dipinta un’immagine della Madonna Nera che l’uomo aveva ricevuto dai sacerdoti della basilica di Santa Sofia.
Un’iscrizione sul dipinto ordinava che esso venisse portato sul Monte della Guardia, l’eremita si mise in viaggio per trovare un luogo che portasse quel nome. A Roma venne a sapere che vicino a Bologna sorgeva un colle chiamato in quel modo, e così proseguì il suo viaggio.
L’origine misteriosa dell’immagine
A Eutimio fu detto che l’immagine era stata dipinta dall’evangelista San Luca e lui diffuse la voce tra i bolognesi. Ma nulla però documenta storicamente questa affermazione. La tavola appartiene al genere delle pitture degli ‘eruditi Aghiorite’, e della quale furono principalmente diffonditori i monaci del monte Athos, i soli che, in quei periodi, abbiano tenuto viva la tradizione della pittura e dell’arte musica.
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Le caratteristiche dell’icona
L’icona misura 65 x 57 centimetri, ed è costituita da una tavola centrale di pioppo, due tavole di testa in olmo e castagno e una tela di lino su cui sono stati stesi tempera e foglia d’argento. È stata appurata l’esistenza di un dipinto bizantino sottostante. Il dipinto è protetto da una lastra d’argento posta nel 1600 che lascia scoperti solo i volti della Vergine e del Bambino.
Il dipinto è custodito all’interno di una teca in rame argentato che è stata realizzata nel 1625 per disposizione delle monache domenicane che al tempo abitavano l’eremo. Sul retro di questa custodia sono incollate alcune carte che ricordano altrettanti restauri.
Originariamente l’icona non era arricchita di ori o pietre preziose ma, nel corso dei secoli, è stata adornata con gioielli e preziosi, donati dalle monache e dalla cittadinanza in segno di devozione.
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Il miracolo della pioggia
Nel luglio del 1433 ebbe luogo il miracolo della pioggia: una processione partita dal colle condusse l’icona della Madonna con Bambino in città, ponendo fine alle terribili piogge che stavano distruggendo i racco lti. Da allora furono molte le processioni e le celebrazioni che portavano periodicamente la Madonna Nera dal Santuario alla città.
Quando si trovava a Bologna la preziosa icona veniva affidata alla Confraternita di Santa Maria della Morte, custodi della chiesa omonima che la accoglieva dopo che le suore di San Mattia l’avevano adornata di fiori e gioielli. Da lì partiva la processione per tutte le altre chiese.
L’eremo che la custodisce
Infatti, nel 1149 l’eremo passò a due sorelle, Azzolina e Bice, figlie di Rampertino di Gherardi di Guezo. Le due sorelle furono raggiunte da altre giovani donne che desideravano vivere una vita in preghiera. Nel 1741 con il consenso del Comune e di molti devoti benefattori iniziarono i lavori di costruzione del Santuario nelle forme in cui lo vediamo oggi su disegno di Carlo Francesco Dotti.
I lavori erano pressoché terminati e nel 1757 si gettarono le fondamenta della facciata con le tribune laterali. L’edificio, a pianta circolare con brevi bracci a croce greca, ha una sola navata e l’effetto grandioso complessivo è dato dal grande tamburo che sorregge una cupola maestosa.
I dipinti all’interno sono della Scuola seicentesca bolognese e sono opere di eccellenti artisti come Guido Reni, il quale dipinse una meravigliosa Madonna del Rosario situata nella terza cappella di destra, ma anche il Bigari, Giovanni Viani, Nicola Bertoni e altri notevoli artisti locali. Le sculture sono opera di Angelo Pió e del Cometti, di quest’ultimo sono infatti le due belle statue di San Luca e di San Marco ai lati del portale d’ingresso.
L’altare maggiore fu eretto nel 1815 su disegno di Venturoli, prezioso e riccamente decorato di marmi e bronzi. Dietro al presbiterio si accede con una scala a una tribuna nella quale, entro una nicchia, è custodita la preziosa icona.
Fedeli da tutto il mondo
L’immagine è meta di pellegrinaggio non solo per i devoti bolognesi che dal centro città raggiungono il santuario seguendo il lungo portico, ma anche di fedeli e turisti che arrivano da tutto il mondo e vi giungono percorrendo il portico più lungo del mondo, ora patrimonio dell’Unesco.
