Spal, ora non cambiare più. Con questo modulo. Senigagliesi e Malivojevic sono al centro del villaggio
La Spal torna a vincere quando i buoi hanno lasciato ormai la stalla del primo premio, a meno di follie dei giurati del concorso: ma il 3-0 all’Osteria Grande è tutt’altro che inutile. Al di là del modesto valore di questo avversario, cui in due gare i biancazzurri hanno rifilato il 18% dei loro 40 gol attivi senza incassarne uno, i tre punti sono serviti a lasciare a -6 il terzo posto del Medicina, anche grazie al favore dei ramarri del Sant’Agostino. Così la seconda piazza è un po’ più sicura, e se come pare non dovesse tornare in gioco la prima, garantirebbe almeno di passare i primi due turni di playoff anche con altrettanti pareggi casalinghi al 120’. Poi per salire in serie D il doppio confronto con la vincente degli spareggi in Abruzzo andrà però vinto, così come la finale con una laziale o una toscana.
E’ in chiave playoff che ormai si ragiona, perchè il Mezzolara non accusa cedimenti. Non subisce mai gol, ha vinto 11 delle 12 più recenti pareggiando l’altra nel pantano di Fratta, e dal 15 novembre ha un altro passo. Riflessioni del giorno dopo, anzi, del mese dopo, anche oltre Di Benedetto e Parlato. Quando si cambia allenatore nel girone di ritorno in situazione non totalmente disastrosa, la tempistica diventa fondamentale: quella societaria nel fiutare l’attimo, quella del tecnico subentrante nel conoscere la squadra. Cambiando a -6 dalla vetta il club e ritenendo di stravolgere il modulo l’allenatore, si è arrivati all’esclusione dalla Coppa Italia e a finire a -10 in campionato. Ora che Parlato ha toccato con mano e capito, rimane un solo traguardo possibile, a meno di miracoli. Il dato positivo se non altro è che adesso il buon Carmine ha intrapreso la strada giusta, da mai più abbandonare: anche Senigagliesi ha avallato la scelta del 4-3-3 nel dopopartita, e col vecchio/nuovo modulo la Spal d’improvviso lo ha ritrovato in pieno.
Per questa formula la Spal è stata costruita e con questa rende meglio che con altri. Se non vincerà, non sarà per il modulo. Tra le novità della domenica dell’Osteria Grande ci sono anche gli applausi per Piccioni. Oltre a sbloccare la partita segnando il quinto gol in non molte apparizioni, il centravanti forte della fiducia confermatagli da Parlato alla vigilia è finalmente apparso tonico. Una rondine non fa primavera, ma se si confermerà, oltre a un finalizzatore puntuale anche nel periodo meno felice, la squadra avrà trovato la punta che cerca da inizio stagione. Il suo gol è stato fondamentale, visto che la Spal vince sempre quando passa in vantaggio e mai quando va sotto, con una eccezione alla prima voce (1-2 col Fratta) e una alla seconda (3-1 al Ronco). Una ragione c’è. Quando subisce gol l’avversario deve cercare la rimonta e si apre, concedendo spazio vitale. Non l’avesse sbloccata subito, la Spal avrebbe dovuto soffrire anche l’Osteria, perchè è più abile nel partire in verticale negli spazi che nel lavorare in orizzontale cercando il pertugio in un muro. Col nuovo modulo Parlato ha riportato al centro del villaggio anche Malivojevic - dal quale in futuro ci si aspetta ancora di più - avendo bisogno di due mezzeali di riferimento. Senza esaltarsi - non è proprio il caso - il 3-0 all’Osteria può aver rimesso a posto diverse cosucce. Se in chiave playoff Federico trovasse anche una pedina o due che alzino il livello, tanto meglio. Ora non serve più un giocatore pronto subito, ma uno svincolato che sia un crac per la categoria, da portare in condizione di qui al 10 maggio, potendolo inserire gradualmente. E questo in due mesi e mezzo si può fare.
