Samuele Bersani: “Vendevo magliette ai concerti di Lucio Dalla, mi regalò un Maggiolone e se lo riprese quando dissi di no a Sanremo”
Samuele Bersani racconta se stesso al teatro Duse di Bologna (FotoSchicchi)
Articolo: Vasco Rossi, da martedì 10 marzo fan a caccia di posti per la prova generale di Rimini
Articolo: Il concerto evento sul Listone. Battiti live spring e Super Karaoke. Michelle Hunziker e i big della musica
Articolo: Chi ha vinto il San Marino Song Contest 2026 e l’annuncio di Elettra Lamborghini
Bologna, 10 marzo 2026 – Samuele Bersani a 360 gradi: la vita, la musica, la famiglia, l'amore, Lucio Dalla, la sua Bologna. Novanta minuti, come una partita di calcio: racconta se stesso al teatro Duse di Bologna, a colloquio con il presidente di Illumia, Marco Bernardi, davanti a centinaia di persone di ogni età, che applaudono il cantautore romagnolo, bolognese d’adozione, 55 anni, ormai ben più della metà del suo percorso, musicale e umano, trascorso sotto le Due Torri. La serata era intitolata ‘Chiedimi se sono felice’, film del 2000 di Aldo, Giovanni e Giacomo; Bersani firmò la colonna sonora.
Una serata intensa dove Samuele si è messo a nudo, ha mosso e commosso il pubblico. Ecco degli appunti in libertà di una “partita della vita” straordinaria.
Non si poteva che cominciare da lui, il mitico Lucio: maestro, amico, quasi un secondo padre (“ci sta, ma io un padre vero ce l’ho”, ci tiene a sottolineare sempre Bersani). “Conobbi Lucio Dalla al Cocoricò. Sapevo che lui doveva girare lì un video. Ero timido ma anche un po’ sfacciato: mi presentai al Cocoricò, accompagnato da un amico. Gli chiesi se poteva ascoltare una mia canzone, che poi era ‘Il mostro’. Mi rispose che in quel momento non era proprio possibile, ma aggiunse: ‘Vieni domani a Milano, la ascolto lì’. Samuele, euforico, corse 24 ore dopo a Milano. ‘Ero un ragazzino di 20 anni, mi presentai davanti a lui che di anni ne aveva più del doppio. Da un lato mi sembrava un uomo di un’altra generazione, allora aveva 47 anni. Ma capii col tempo che era avanti, avanti, avanti: più giovane di tutti noi. Con un radiolone gli feci sentire Il Mostro: “L’unica cosa evidente è che il mostro ha paura / il mostro ha paura”.
Lucio si commosse, addirittura si mise a piangere. Mi fece firmare un contratto, poi mi chiamò per la sua tournée: non per cantare, ma per vendere le........
