menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Alle urne il 2 giugno 1946, Antema ‘la centenaria’ è la voce della storia: “Votare, che emozione”

6 0
02.03.2026

Antema Nironi, 101 anni

 Reggio Emilia, 2 marzo 2026 – Antema Nironi, nata l’8 aprile del 1925, ha votato il 2 giugno 1946. È la voce della Storia. Lucidissima, vive nella casa residenza anziani dell’Asp ’Opus Civium’ di Castelnovo Sotto, serena, grazie alla coordinatrice Daniela Cocconi, all’animatrice Carolina Moschetto, gli operatori, i volontari Avo della struttura, fra cui la presidente Carola Prestinari. Antema racconta: “Vivevo in un borgo di Cadelbosco Sopra. Eravamo 10 figli: 6 sorelle e 4 fratelli, ero l’ottava. Mio padre operaio è morto giovane, non aveva 50 anni, c’era tanta neve, avevo 7 o 8 anni. Mia madre è deceduta a 69. Ha lavorato tutta la vita per tirarci su da sola”.

Come ha fatto a mantenervi?

“Lavorava giorno e notte. Non ha mai voluto ‘darci via’ (in affido ndr). Ci ha tenuto con sé. Eravamo poveri. I miei fratelli lavoravano dove capitava”.

Quando ha iniziato a lavorare?

“Ho frequentato la scuola fino alla terza elementare. Da ragazza ho fatto di tutto. Andavo da una casa all’altra, per le pulizie, come bambinaia. Mangiavo dove lavoravo: una in meno a tavola. La domenica ero così stanca che non andavo mai a ballare”

E’ stata anche mondina?

“Sì, per 15 anni, anche dopo sposata. Ero piccola, magra, avevo tra i 14 e i 15 anni, alla prima visita il medico mi ha scartata. Mia madre mi ha tagliato le trecce, lunghe e belle, perché sembrassi più grande. Siamo tornate dal medico e, con l’insistenza della mamma, mi ha dato il permesso di partire. Si guadagnava un bel gruzzoletto e ci davano del riso da portare a casa”.

Quando è scoppiata la guerra quanti anni aveva?

“Sedici anni. Tre miei fratelli sono andati in guerra: due in Africa, uno in Russia. Quello che era in Russia, dopo tanto tempo, ferito, stava malissimo. È tornato a piedi. A Cadelbosco c’era tanta paura. Di notte si scappava nei campi, non c’erano rifugi. Gli aerei passavano di continuo per bombardare, c’era miseria vera. La gente era stanca, affamata. C’era tanta miseria e non si poteva dire niente”.

Si ricorda del fascismo?

“Sì, da bambina. Mussolini è venuto a Cadelbosco. Andavo a scuola, indossavo una camicia bianca e la gonna nera per il saggio. Mi sembra di sentire ancora la sua voce nelle orecchie”.

“Di fronte a casa c’era un falegname. Venivano ad aggiustare i camion. I tedeschi mi hanno messo su un’auto per scherzo. Mia madre urlava: ’Lascitela qui! Mettetela giù’. La paura è stata tanta. Sono entrati anche in casa, ordinando: ‘apparecchiare’, e stavano lì a mangiare”.

Arriva l’8 settembre del ’43.

“Dal ’43 al ’45, quando è caduto Mussolini, le cose son cambiate. C’era soddisfazione. La gente era stanca. Ricordo quando è stata diramata la notizia della sua uccisione: l’ho sentita alla radio. Se ne parlava ovunque”.

Il 2 giugno dl ’46, le donne hanno votato per la prima volta è andata votare?

“Sì, ci sono andata. Da sola, senza mio marito. Ci si andava volentieri. La gente era contenta. La guerra era finita e ne avevamo passate tante. Sono andata a votare a Cadelbosco. C’era l’urna. Si entrava da sole, una alla volta. Andare in cabina da sola, era emozionante, avevo anche un po’ di timore. Sono sempre andata a votare”. Un momento silenzio in rispetto del segreto dell’urna, ma Antema può aver votato solo Repubblica, ovvio. Vero, gli occhi le sorridono.

“Ho sempre lavorato, facendo tanti sacrifici. Ho avuto due figlie, senza alcun appoggio. Per 20 anni sono stata bidella nelle scuole di Cadelbosco. Nel frattempo, ho sempre curato mio marito, che è stato ricoverato due volte al Niguarda di Milano per operazioni al cuore. Eh, ci voleva carattere, forte”.

© Riproduzione riservata


© il Resto del Carlino