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Gregory, il postino nel monastero: "Porto alle suore di clausura le lettere dal mondo esterno" /

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22.03.2026

Il portalettere Gregory Day con suor Teresa Benedetta, priora del monastero

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Nel silenzio raccolto del Monastero delle Carmelitane Scalze di via Siepelunga, alle pendici dei colli bolognesi, il mondo arriva ogni giorno in forma di lettere, giornali e pacchi. A portarlo è Gregory Day, portalettere del centro di distribuzione di via Emilia Levante: per le monache di clausura, è molto più di un semplice postino. È un ponte. Un ponte che permette loro di mantenere un corridoio sempre aperto con il mondo esterno.

Il centro distribuzione da cui parte Gregory si trova appunto in via Emilia Levante e serve un’area ampia e articolata: Bologna Est fino al Savena, San Lazzaro, Ozzano e parte dei colli verso Pianoro. Numeri importanti, tra centinaia di chili di posta ordinaria e migliaia di invii descritti ogni giorno. Eppure, nel suo giro quotidiano (la ’gita’, come si dice in gergo) c’è un punto in cui tutto cambia ritmo.

Si parte da via Murri, zona residenziale densa e trafficata, dove il lavoro è fatto di incastri precisi tra palazzi, citofoni e traffico. Poi la strada sale, si stringe, il verde prende spazio e il rumore si attenua. È qui che Gregory – origini inglesi, trasferitosi in Emilia-Romagna all’età di sei anni, esperto tecnico del suono, oltre che portalettere – entra in un altro mondo.

"Quando entro in questo posto mi sembra di immergermi in una dimensione diversa", racconta. "Sarà il silenzio, sarà la vita lenta. Passo dal caos della città a qualcosa che somiglia alla pace. È come andare dall’inferno al paradiso".

Non sempre varca il cancello. Nei giorni in cui consegna solo posta ordinaria, si ferma davanti a una delle cassette più grandi della zona. Ma quando ci sono raccomandate o pacchi, entra. E cambia anche il suo modo di muoversi.

"Entro con rispetto, quasi rallento da solo – spiega – . So che sto portando dentro queste mura una parte del mondo esterno. E questa cosa mi fa sentire una responsabilità diversa".

Dall’altra parte, quel mondo è atteso. E necessario.

"Per noi la posta è fondamentale, costituisce l’80% della nostra vita", spiega la priora, suor Teresa Benedetta. "Gregory è il nostro tramite con l’esterno. Attraverso lui ci arrivano quotidiani, riviste, lettere: tutto ciò che ci permette di avere uno sguardo su quello che accade fuori dal monastero".

Non è solo una funzione pratica. Nel tempo, quel passaggio quotidiano è diventato relazione.

"Per noi Gregory è una figura di famiglia – continua la priora –. Entra nelle nostre preghiere".

Dentro il monastero, il tempo ha un altro passo. Ma non è isolamento totale. Le lettere, spesso ancora scritte a mano, raccontano vite, pensieri, richieste. I giornali portano notizie. Anche l’e-commerce, ogni tanto, trova la sua strada fino a lì.

"Capita anche qualche pacco, sì", sorride Gregory. "Ma quello che mi colpisce davvero sono le lettere. Oggi sono sempre più rare, eppure qui continuano ad arrivare. Soprattutto in periodi particolari come la Quaresima".

Quel filo che passa attraverso una busta o una firma è lo stesso da decenni. Non è un caso che proprio questo monastero sia entrato nella storia del giornalismo italiano: nel 1957 Sergio Zavoli vi portò simbolicamente un microfono, dando vita al documentario radiofonico ’Clausura’, trasmesso dalla Rai e vincitore del Premio Italia 1958.

Oggi, quel microfono è diventato posta. E il racconto del mondo passa ancora da lì, ogni mattina, tra le mani di un portalettere. Un gesto quotidiano, apparentemente semplice, che per qualcuno è routine. Per altri, è una finestra aperta sulla realtà.

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© il Resto del Carlino