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Valentino Rossi: “Che gare in Apecar con gli amici, persi la patente per una bagarre”

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21.04.2026

Valentino Rossi con Daniele Tonti durante l'intervista per il podcast Tintoria

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Tavullia (Pesaro), 21 aprile 2026 - Valentino Rossi riesce ancora a sorprendere, anche lontano dalla pista. Basta metterlo su un palco, davanti a un microfono, e lasciarlo parlare. È quello che è successo nella puntata 298 di Tintoria Podcast, dove il nove volte campione del mondo in MotoGP ha alternato ironia, memoria e racconti personali. Il Dottore è tornato anche alle origini, partendo da uno dei simboli più iconici dei suoi inizi: le gare in Apecar. “Ricordo quando andavamo a giocare a bowling a Rimini, già arrivare sul posto era un’avventura, come Indiana Jones — racconta a Daniele Tonti — Facevamo bagarre, sportellate. Andare a novembre, dicembre o gennaio a scuola con il motorino era freddo, così papà (Graziano Rossi) mi ha comprato questo mezzo”.

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Il suo Zip verde era troppo riconoscibile

Quel che però resta più divertente ancora è che il Dottore riuscì a farsi sequestrare sia lo scooter sia l’ape nello stesso giorno. La mattina, in giro senza casco, venne fermato dai carabinieri dopo un tentativo di fuga finito subito: il suo Zip verde era troppo riconoscibile. “Avevo lo scooter, ho provato a fuggire, ma nulla”, ha ricordato. È stato identificato facilmente, tanto che la segnalazione è arrivata direttamente a casa. La sera, di ritorno da Rimini, sono intervenuti i carabinieri: “Stavo facendo una gara con gli amici, i carabinieri ci hanno inseguito e ci hanno lasciato lì a piedi — racconta il Dottore — Quando il mio babbo ha capito, si è arrabbiato”.

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I videogiochi sim racing

Nel presente, Rossi continua a vivere la competizione anche lontano dalla MotoGP: “Gioco ad iRacing, che è un videogioco di altissimo livello — dice — Si gioca online e puoi fare le gare con tutti i giocatori del mondo, oppure delle sessioni di test. Ho i miei amici con cui giochiamo insieme, la mia morosa dice che sono i miei amici immaginari perché quando si gioca hai le cuffie, senti il il rumore della macchina e poi senti le voci. Sei su Discord, che è tipo un WhatsApp per quelli che giocano. Quindi parli con i tuoi amici che, però, non sono lì”.

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Il Giappone: un altro mondo

Poi si ritorna indietro, ai primi anni e alle esperienze fuori dall’Italia, in particolare in Giappone, dove il contrasto culturale era fortissimo: “Venticinque anni fa arrivavi e ti sembrava di stare in un altro mondo — racconta il pilota di Tavullia — in pochi parlavano inglese, i segnali tutti in giapponese, il telefono non andava. La gente è molto diversa da noi come cultura, il modo di comportarsi è diverso. Adesso sono più simili, ma all'inizio erano talmente gentili e talmente rispettosi, poi loro di solito quando vedono l’europeo vanno un po' in paranoia. Potevi prendere le batterie al negozio e uscire senza pagare, immagina gli italiani in una situazione del genere”. Un contesto che diventa anche terreno di piccoli esperimenti da ragazzi: “Cercavamo sempre di spingerci oltre, di provare a vedere qual era il limite, tipo: ‘Stamattina entriamo senza pass’ — dice ancora il pesarese — Quindi siamo arrivati in cinque con la macchina alla porta, ci hanno fermato ma abbiamo tirato dritto, però non è successo niente, capito? Da lì prendevi un po’ di confidenza, eravamo giovani e ci siamo divertiti”. Con il passare del tempo, però, qualcosa è cambiato, “anche perché i risultati non arrivavano e con Uccio abbiamo detto ‘Basta, bisogna che ci comportiamo bene altrimenti qui non vinciamo mai’”.

Sulle figlie: “Mi piacerebbe non corressero con le moto”

Oggi Rossi è in una fase diversa della sua vita, anche personale. Il tema delle figlie diventa inevitabile, e la risposta è un mix di affetto e consapevolezza: “Mia figlia piccola si chiama Gabriella, ha un anno, quindi ancora non si capisce bene — racconta — Giulietta invece ha 4 anni e naturalmente crescendo a casa mia, dove ci sono tutte le foto, i caschi, le moto, addirittura una Yamaha con cui ho vinto il mondiale ce l'ho nella camera da letto e lei dice ‘Papà, ma come mai è qui?’. Le piace, poi delle volte la porto col motorino intorno a casa, quando vado al Ranch le faccio fare sempre un giro insieme a me, ma non so ancora se le piace. Non è pazza per questa cosa. Mi piacerebbe che non corressero con le moto”. E ancora: “Quando smetti capisci tante cose e io lo vedo già con mio fratello, che corre in MotoGP — conclude — negli ultimi anni ho un po’ capito quello che provava mia mamma quando partivo io. Allora la guardavo e non capivo, adesso invece sì. Però, mi piacerebbe che diventassero delle sportive di qualche sport, secondo me è una figata”.  

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