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Achille Polonara torna sul parquet a Sassari dopo il trapianto di midollo: "La sfida vera è fuori dal campo"

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31.03.2026

Achille Polonara torna ad Allenarsi dopo 10 mesi dal trapianto di midollo (a sinistra a Verissimo, a destra un frame dal video a Sassari)

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Sassari (Sardegna), 31 marzo 2026 - Tornare a palleggiare dopo 10 mesi, rimettere le scarpe da gioco, sentire di nuovo il parquet sotto i piedi. Per Achille Polonara non è stato soltanto un gesto sportivo, ma un passaggio simbolico dentro un percorso molto più grande della pallacanestro. Il giocatore della Dinamo Sassari, che negli ultimi mesi sta affrontando una lunga battaglia contro la leucemia mieloide dopo il trapianto di midollo, ha raccontato il suo ritorno graduale all’attività fisica e il nuovo equilibrio costruito giorno dopo giorno.

La palla in mano, le cure a Valencia e la strada ancora lunga

"Riprendere la palla in mano dopo 10 mesi è stato emozionante, bello — le sue parole — All’inizio mi sembrava che fosse la prima volta che giocassi a basket, poi tiro dopo tiro la sensibilità è tornata sempre di più". Un ritorno ancora lontano dall’agonismo, ma carico di significato personale, perché arriva dopo mesi segnati da cure, ricoveri e una fase clinica particolarmente complessa. Negli ultimi giorni Polonara è stato anche a Valencia, dove ha iniziato una nuova fase terapeutica: "La settimana scorsa sono stato a Valencia e ho iniziato a prendere pillole sperimentali che dovrebbero abbassare le percentuali di recidiva — ha raccontato, spiegando che il cammino resta lungo e richiederà ancora tempo — Serviranno addirittura 2-3 anni per la certezza che non ci sia più il rischio”.

Il buio dopo il coma: "Ero arrabbiato con il mondo"

La prospettiva, inevitabilmente, è cambiata. Il basket resta presente, ma non è più il centro assoluto del pensiero quotidiano: "Non penso al basket ma alla vita perché la partita vera la sto giocando fuori dal campo", ha detto con lucidità. Nel suo racconto emergono soprattutto i passaggi più difficili affrontati dopo il trapianto. Polonara ha parlato apertamente anche del periodo successivo al coma, uno dei momenti più delicati dell’intero percorso: "Ci sono stati diversi blocchi mentali. Quello più importante è stato appena dopo essere uscito dal coma. Avevo il rifiuto del cibo, non volevo alimentarmi, non bevevo, non volevo vedere nessuno a parte mia moglie. Stavo con la luce spenta e non parlavo. Ero arrabbiato con il mondo. Credo fosse una sorta di depressione”.

La rinascita grazie alla moglie Erika e agli amici

Accanto a lui, in quella fase, il ruolo decisivo della moglie Erika Bufano, indicata dallo stesso giocatore come presenza costante e punto di riferimento nei giorni più pesanti: "Ci sono stati momenti molto difficili che ho superato grazie a mia moglie Erika perché non mi ha mai fatto mancare il suo aiuto, la sua presenza”. La ripresa non è arrivata all’improvviso, ma attraverso piccoli segnali di normalità ritrovata.

Tra questi anche un compleanno vissuto in modo diverso, circondato da amici e compagni: "C’erano anche Belinelli e Visconti — ha concluso — Da lì ho iniziato a riprendermi e ho messo da parte i cattivi pensieri. Ora non mi chiedo più: ‘Perché a me?’. Le sfighe improvvisamente succedono e non c’è una risposta”. Nel frattempo, ogni tiro ripreso in palestra vale più di un semplice allenamento: è il segno concreto di una quotidianità che lentamente prova a rimettersi in moto.

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