Stalking contro la suocera: condannata
La decisione del giudice monocratico arriva al termine di un procedimento nato nel 2022
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Condanna a un anno di reclusione, con pena sospesa subordinata al risarcimento di 5mila euro alla parte civile. Si è chiuso così, in tribunale a Rimini, il processo a carico di una 25enne di origine argentina - difesa dall’avvocato Monica Gabrielloni - finita a giudizio per aver messo in atto una lunga serie di condotte persecutorie nei confronti della suocera, arrivando anche a pubblicarne la foto su un sito di annunci a sfondo erotico. La decisione del giudice monocratico arriva al termine di un procedimento nato nel 2022, dopo una denuncia dettagliata presentata dalla vittima, assistita dall’avvocato Martina Montanari. Alla base della vicenda c’è un conflitto familiare diventato via via più pesante. Secondo quanto ricostruito in aula, la giovane non avrebbe mai accettato il rapporto tra la suocera e il marito, ritenendo che la donna si intromettesse nella loro relazione e cercasse di farli separare. La sudamericana rimproverava all’altra donna di essersi intromessa nella storia d’amore con il marito e di aver fatto di tutto per far ‘scoppiare’ la coppia, nella speranza che le loro strade potessero separarsi mettendo definitivamente fine a quella relazione. Da qui la rabbia, cresciuta nel tempo, fino a trasformarsi – secondo l’accusa – in una vera e propria persecuzione. La 25enne avrebbe iniziato con telefonate insistenti, messaggi continui e minacce, anche usando numeri anonimi e profili social creati apposta dopo essere stata bloccata. Poi si sarebbe passati agli insulti diretti, spesso molto pesanti, e alle ‘scenate’ sotto casa della suocera, dove si presentava per urlare e provocare. Tra gli episodi più gravi finiti nel fascicolo c’è anche la pubblicazione della foto della donna su un sito di annunci a sfondo erotico, con una descrizione che la presentava come disponibile a incontri. In un caso - secondo la ricostruzione degli inquirenti - la giovane avrebbe schiaffeggiato la suocera, in un altro – durante una lite in famiglia – l’avrebbe spinta al petto, tanto da rendere necessario l’intervento delle forze dell’ordine. Il quadro emerso in tribunale è quello di una pressione continua, fatta di minacce, offese e comportamenti aggressivi, che avrebbe portato la vittima a vivere in uno stato di paura e a cambiare le proprie abitudini. Il giudice ha ritenuto provate le accuse e ha disposto la condanna. Pena sospesa, ma ad una condizione: senza il risarcimento di 5mila euro, il beneficio può saltare.
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