Il Resto di Bologna per Lucio Dalla: “Caruso, i giovani e gli scherzi” /
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Bologna, 7 marzo 2026 – Non solo 4 marzo, ma una settimana nel ricordo di Lucio. E oltre, perché le iniziative organizzate dalla Fondazione Dalla, E ricomincia il canto sono appena iniziate, per accompagnare i bolognesi anche nei prossimi mesi. Fra queste anche la serata Liberi già andata in scena poche sere fa all’Arena del Sole, prodotta da Qn-Carlino. A parlare dell’artista scomparso nel 2012 e della sua straordinaria e vitale eredità artistica sono, nella puntata di oggi del vodcast il Resto di Bologna, Andrea Faccani (presidente Fondazione Dalla) e Daniele Caracchi, alla guida di Pressing Line. Non solo, perché anche i commercianti di via d’Azeglio, dove si trova la suggestiva casa-museo di Lucio, hanno lasciato un loro ricordo.
Fra i temi trattati, il legame con Napoli, a partire dall’anniversario del brano Caruso. Con un accenno all’attualità, dalle cover portate a Sanremo da Tredici Pietro e Tommaso Paradiso con gli Stadio, al vincitore del Festival stesso, Sal Da Vinci. “Più di vent’anni fa venne alle Tremiti dove Lucio organizzava un festival– ricorda Faccani –. Sarebbe stato contento di questa vittoria, perché gli diceva che era proprio un bravo cantante”.
Insieme registrarono anche la canzone Napule, anche con Gigi D’Alessio e Gigi Finizio: una volta doveva andare a cantarla con loro a Roma, ma “era alle Tremiti e non ci voleva andare– prosegue Faccani – e allora mandò il suo sosia Vito D’Eri”.
Lucio amava gli scherzi, ma c’era qualcosa su cui non scherzava? “Mia madre mi ha raccontato – considera Faccani – che Lucio, quando perse il padre a soli 7 anni, disse: questa è l’ultima volta che voglio piangere nella mia vita. Però era molto attento alle tragedie che c’erano nel mondo”. Un tratto che si ritrova anche nella canzone Se io fossi un angelo (sempre del 1986) che eseguiva a ogni concerto.
Lucio Dalla e i giovani
A Dalla stavano molto a cuore anche i giovani. “Aveva una visione del talento emergente – spiega Caracchi –, come un Samuele Bersani arrivato sotto il palco con la sua cassetta. E questo senza influenzare il giovane artista”. Un discorso sicuramente portato avanti anche dalla rassegna Ciao, “iniziata– prosegue Caracchi – perché Lucio fra 2010 e 2011, in una serie di interviste, si era lamentato della mancanza di opportunità per i giovani di esibirsi, e si era lamentato anche di Bologna, dicendo che era pigra”. Ne fa parte, quest’anno, anche il documentario Quale allegria di Francesco Frisari, che sarà proiettato il 10 marzo alle 18 all’Arena del Sole, introdotto dal regista (ingresso libero, prenotazioni a fld@fondazioneluciodalla.it).
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