C-Led illumina il futuro: "Le nostre lampade su misura"
Mirco Berti, general manager di C-Led, azienda imolese nata nel 2016 come spin-off di Elca Technologies. Nel 2025 il fatturato è salito a 6,8 milioni di euro
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Soltanto pochi giorni fa, C-Led ha spento le sue prime dieci candeline. Un traguardo importante per l’azienda con sede a Imola che, passo dopo passo, è riuscita a imporsi negli anni come punto di riferimento nella progettazione e produzione di applicazioni elettroniche e soluzioni led all’avanguardia, personalizzate sulle specifiche esigenze del cliente.
Mirco Berti, general manager di C-Led, come nasce la vostra realtà?
"La nostra è una storia relativamente recente, ma con radici che affondano più lontano nel tempo. Nel 2016, infatti, l’azienda è nata come spin-off di Elca Technologies, all’epoca conosciuta come Elca Elettronica, realtà poi interamente acquisita da Cefla nel 2001. Nei primi anni Duemila, la tecnologia led ha conosciuto una crescita esponenziale, creando un contesto favorevole allo sviluppo di nuove soluzioni: proprio in questo scenario ha preso forma l’idea di fondare C-Led".
Una sfida che si traduce oggi in quali risultati?
"Oggi lavoriamo con applicazioni a led sia visibili sia non visibili, sfruttando al massimo le potenzialità. Un ruolo centrale è svolto dal nostro ufficio di ricerca e sviluppo, che si occupa della progettazione e conduce un’attività di scouting a livello mondiale per individuare led con caratteristiche specifiche in funzione dell’applicazione".
Quali sono i vostri settori principali?
"Operiamo attraverso due business line. La prima è quella industriale: oggi ci concentriamo in particolare sull’utilizzo delle lunghezze d’onda UV. In questo ambito, tra le altre cose, è possibile sviluppare processi di trattamento delle acque, dell’aria e delle superfici, finalizzati alla sanificazione e alla depurazione".
"Uno fra tanti è il nostro prodotto Pure, un dispositivo innovativo che sfrutta la fotocatalisi per sanificare l’aria e il cui design lo rende adatto a diversi contesti, dalle case alle sale d’attesa di studi medici. Parliamo di una soluzione innovativa in grado di distruggere batteri, virus e agenti nocivi nell’aria".
Poi c’è la linea Grow Light.
"Sì, seguita dal collega Raffaello Montanari e focalizzata sull’illuminazione per la crescita delle piante e l’agricoltura indoor, attraverso lo sviluppo di tecnologie avanzate a supporto della coltivazione in diversi ambiti orticoli, floricoli e vivaistici. In questo settore, l’obiettivo è quello di coniugare le competenze illuminotecniche con quelle agronomiche, per trovare soluzioni sostenibili e specifiche a seconda delle necessità. Un esempio tra gli altri? La recente installazione di una vertical farm con 18mila lampade in Lombardia, con spettri dedicati alla tipologia del prodotto coltivato".
Come si sono evolute le vostre performance nell’ultimo anno?
"Nel 2025 abbiamo raggiunto un fatturato di 6,8 milioni di euro, rispetto ai 4,6 milioni dell’anno precedente, registrando quindi una crescita del 48%, trainata proprio da queste visioni innovative. In questa direzione, proseguiamo con un forte impegno nella ricerca e sviluppo in tutti i settori, destinando a queste attività oltre il 6% del nostro fatturato".
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