"Donava amore guardando sempre gli altri"
"In questa epoca della forza, Marco lo ricordiamo come un cristiano pieno di amore, tanto che la vita per lui...
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"In questa epoca della forza, Marco lo ricordiamo come un cristiano pieno di amore, tanto che la vita per lui non avrebbe avuto senso se non fosse stata devota alla famiglia e alla città. E di questo lo ringraziamo ancora oggi, perché ne abbiamo un grandissimo bisogno". La dolcezza è la solita, quella che contraddistingue Matteo Zuppi. L’arcivescovo arriva silenzioso, ma atteso da tutti, e sussurra parole di amore nel ricordare Marco Biagi davanti a una platea che quasi si commuove a ogni frase. "La sua è un’eredità così importante, che esprime il tessuto di Bologna – sottolinea il cardinale –. Un’eredità che parla di diritti e di provare a vedere gli altri. Sento spesso dire ‘perché guardava così avanti’? Penso proprio perché si guardava attorno. Le persone dovrebbero chiedersi, al contrario, ‘come facciamo a non guardarci attorno? Perché non guardiamo?’. Ci sono persone che di diritti ne hanno pochi e i peggiori sono i diritti negati. Lui diceva che le riforme vanno sempre varate assieme, perché altrimenti si rischia di restare soli. Ecco, dovremmo mandare questo messaggio a qualche palazzo (accenna un sorriso; ndr)".
"Dobbiamo impegnarci non solo a non lasciare soli gli altri, ma anche a far crescere la capacità di lavorare insieme e collaborare – prosegue Zuppi –. Marco cercava di risolvere i problemi e non accettava posizioni massimaliste. Era libero anche dal cinismo. Serve intelligenza per comprendere le sfide e guardare al futuro, senza accontentarsi dell’opportunismo. Questo è il filo rosso che Marco ha tenuto con coerenza e quasi con intransigenza e che c’è ancora oggi. L’odio e la rabbia sono veleni pericolosissimi, inquinanti che possono creare situazioni incredibili. Dobbiamo convertire il giudizio, il parlar male, i massimalismi ignoranti e pericolosi, il voler distruggere l’avversario".
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