La versione di Caruso: "Dispiaciuti dell’esito. Atto che lede i fragili"
Corrado Caruso è l’avvocato dei condomini che hanno impugnato l’atto amministrativo del Comune, rigettato dal Tar
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"Siamo delusi dal pronunciamento del Tar. A mio giudizio, l’ordinanza di sgombero contiene dei profili di incostituzionalità". Corrado Caruso ha in mano il fascicolo degli oltre dieci condomini del Grattacielo che, in qualità di avvocato (è anche professore ordinario di diritto pubblico e costituzionale all’università di Bologna), rappresenta.
Avvocato Caruso, il provvedimento assunto dal sindaco Fabbri parte da una necessità incontestabile: la tutela dell’incolumità dei condomini, date le condizioni in cui versano le torri del grattacielo. Su questo punto, qual è la vostra obiezione?
"Nessuno contesta questa esigenza di tutelare l’incolumità pubblica che peraltro trova riscontro anche nell’ultima relazione stilata dai Vigili del Fuoco. Il problema è che l’amministrazione nello stilare questa ordinanza ha, di fatto, assunto una linea giuridica che derubrica il più grande sgombero dal dopoguerra a questione privata. Questo, a nostro avviso, è del tutto inaccettabile, benché il Tar abbia confermat la validità del provvedimento comunale".
Eppure, benché si tratti innegabilmente di un grande sgombero, si tratta di appartamenti privati (oltre che di unità immobiliari di proprietà comunale).
"Certo ma, ribadisco, trattandosi di un provvedimento che ha coinvolto circa cinquecento persone è in re ipsa una questione pubblica e non privata".
Arrivando al merito, su quali elementi giuridici si basava il ricorso?
"Il Comune, a fronte di molteplici criticità, non ha avviato servizi straordinari limitandosi – per alcuni casi – ad attivare esclusivamente i servizi sociali. Non è stata garantita la continuità abitativa e le uniche azioni messe in campo sotto questo punto di vista sono state prese da Caritas. L’amministrazione ha trattato questo caso come ‘ordinario’, che ovviamente non è. Senza contare il regolamento sull’edilizia residenziale pubblica".
Testo, quello che cita, emerso a più riprese durante le discussioni in Consiglio Comunale. In punta di regolamento, come avrebbe dovuto agire l’amministrazione dal suo punto di vista?
"Il regolamento impone al Comune di assegnare alcuni alloggi di cui dispone, in deroga alla graduatoria in caso si verificassero eventi di questa portata".
Il provvedimento nasce anche da una pesante morosità diffusa fra i condomini.
"Sì, ma non si può applicare il principio ‘retributivo’ a un’ordinanza. L’atto amministrativo non può avere come ratio guida una volontà sanzionatoria nei confronti dei morosi. A maggior ragione a fronte di un contesto delicato".
In premessa lei ha definito questa un’ordinanza che contiene profili di incostituzionalità. Perché?
"Perché calpesta una pluralità di diritti sanciti dalla Carta a partire da quello all’abitare. Una recente sentenza della Corte ha stabilito che quello alla casa sia uno dei diritti che qualifica la dignità degli individui".
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