’Fiera bis’, il giorno dopo le assoluzioni. Fersini (FI): "Buona notizia per tutti". Il Pd: "Anni di udienze e vite sospese"
C’è ancora chi, garantista, lo è davvero. Il giorno dopo le assoluzioni dell’ex sindaco Tiziano Tagliani e dell’ex assessore Aldo Modonesi la ridda di commenti popola i social. L’avvocato Francesco Fersini, che oltre a essere un legale è il vicesegretario di Forza Italia decide di affidare poche righe al nostro giornale. "Sono contento della felice conclusione del calvario giudiziario di Aldo Modonesi e Tiziano Tagliani che conosco come persone oneste – scandisce Fersini – . È una buona notizia non solo per loro e i loro cari, ma per la politica tutta". Questa vicenda, argomenta l’azzurro, "come purtroppo altre simili, testimonia che oggi fare l’amministratore è un’attività a rischio (rischio processi, rischio Anac, rischio Corte dei Conti) e la circostanza di vivere in un sistema che criminalizza la politica e chi fa politica certo non aiuta". Per cui, conclude, "sono felice anzitutto per loro e le loro famiglie ma anche per la politica tutta".
Anche da parte del Pd, arriva una nota firmata congiuntamente sia dalla segreteria comunale che da quella provinciale in cui, oltre all’affaire Fiera, si tiene conto di un’altra assoluzione ‘eccellente’ che è arrivata nelle stesse ore: quella di Nicola Minarelli, segretario provinciale dem. Crollate tutte le accuse che lo riguardavano sulla vicenda dell’incidente al poligono di Portomaggiore. "Le recenti assoluzioni che hanno riguardato Nicola Minarelli, Aldo Modonesi e Tiziano Tagliani, arrivate dopo lunghi anni di processo – scrivono in una nota la segretaria cittadina Giada Zerbini ed Emanuela Claysset, componente della segreteria provinciale – impongono una riflessione seria sul rapporto tra giustizia, politica e opinione pubblica. Ogni vicenda giudiziaria ha una propria specificità e merita rispetto, così come meritano rispetto le vittime nei procedimenti che nascono da fatti dolorosi. Ma c’è un elemento comune che non può essere ignorato: il tempo. Anni di indagini, udienze, esposizione mediatica. Anni in cui la vita personale e professionale delle persone coinvolte resta sospesa".
In un Paese dove "troppo spesso l’iscrizione nel registro degli indagati diventa una condanna anticipata sul piano mediatico – scrivono – è necessario ribadire un principio fondamentale: la presunzione di innocenza è un pilastro dello Stato di diritto. Le assoluzioni arrivate dopo percorsi giudiziari così lunghi ricordano che dietro ogni procedimento c’è una storia umana. C’è un costo emotivo, economico, reputazionale e professionale che nessuna sentenza può cancellare del tutto". La giustizia, dunque, "non può diventare terreno di scontro ideologico né spazio di semplificazioni. Deve restare il luogo dell’accertamento rigoroso dei fatti, nel rispetto delle garanzie e dei tempi ragionevoli. Riaffermiamo una cultura delle garanzie che non è indulgenza, ma civiltà giuridica".
