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Cos’è l’Adhd: dal significato dell’acronimo ai sintomi. Come si scopre di averla

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27.04.2026

Cos’è l’Adhd: dal significato dell’acronimo ai sintomi. Come si scopre di averla

Cos’è l’Adhd: dal significato dell’acronimo ai sintomi. Come si scopre di averla

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività riguarda tra il 5 e il 15% dei bambini e che può persistere anche in adolescenza ed età adulta. La diagnosi precoce consente di migliorare sensibilmente la qualità di vita nei più giovani

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Se un bambino fatica a restare seduto al banco o una ragazza appare spesso distratta in classe, non c’è motivo di allarmarsi subito. Ma osservare certi comportamenti, soprattutto quando si ripetono nel tempo e compaiono in diversi momenti della quotidianità, può essere importante. Ancora di più se a sollevare dubbi sono gli insegnanti, spesso tra i primi a intercettare segnali ricorrenti.

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, o Adhd, è oggi una delle condizioni del neurosviluppo più studiate e, paradossalmente, ancora tra le più fraintese. Il nodo è tutto qui: distinguere un tratto caratteriale, come vivacità, impulsività o apparente svogliatezza, da una neurodivergenza non è sempre immediato.

Eppure la consapevolezza sul tema è cresciuta e riconoscere precocemente alcuni segnali può fare la differenza. Informarsi sui sintomi, capire come funziona la diagnosi e sapere come intervenire non significa medicalizzare ogni comportamento, ma imparare a leggere con più attenzione ciò che accade. Questa è una guida per orientarsi nell’Adhd, tra sintomi da osservare, percorsi diagnostici e strategie per affrontarlo.

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Cos’è l’Adhd: significato dell’acronimo

L’Adhd, acronimo di Attention deficit hyperactivity disorder, è un disturbo del neurosviluppo che emerge nella prima infanzia e influenza in modo sintomatico la capacità di mantenere l’attenzione, controllare gli impulsi e regolare il livello di attività. Non si tratta di un problema comportamentale isolato, ma di una condizione con basi neurobiologiche ben documentate, legata al funzionamento dei circuiti cerebrali che regolano attenzione e autocontrollo. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, come suggerisce il nome, è caratterizzato principalmente da difficoltà di attenzione, impulsività e iperattività; ecco perché è proprio tra i banchi di scuola, da bambini o in adolescenza, che si possono scorgere le prime avvisaglie.

Quanti tipi di Adhd esistono?

Gli specialisti, sulla base dei criteri del Dsm-5, distinguono tre principali presentazioni cliniche dell’Adhd, perché il disturbo non si manifesta in modo uguale per tutti e può assumere profili diversi. La forma a predominanza disattentiva, spesso definita tipo inattentivo, è caratterizzata soprattutto da difficoltà nel mantenere l’attenzione, distrazioni frequenti, disorganizzazione, smemoratezza e fatica nel portare a termine attività che richiedono concentrazione prolungata. Sono bambini o ragazzi spesso descritti come “con la testa fra le nuvole”, apparentemente tranquilli ma in difficoltà sul piano dell’attenzione. È una variante che, non di rado, rischia di essere sottovalutata, soprattutto nelle ragazze.

C’è poi la forma a predominanza iperattivo-impulsiva, in cui prevalgono bisogno costante di movimento, irrequietezza, difficoltà a restare fermi, tendenza a interrompere, agire senza riflettere e scarso controllo degli impulsi. È il profilo più immediatamente riconoscibile, perché i segnali sono spesso più visibili nel comportamento quotidiano. La terza tipologia è la forma combinata, anche la più frequente, in cui coesistono sintomi di disattenzione e iperattività-impulsività. È il quadro clinico più complesso e spesso quello che porta più facilmente all’attenzione degli specialisti.

Va ricordato che queste presentazioni non sono etichette immutabili e possono modificarsi nel corso della vita: un bambino molto iperattivo, per esempio, può manifestare in età adulta soprattutto difficoltà di attenzione e disorganizzazione, mentre l’iperattività può trasformarsi in una più sottile irrequietezza interna. Oltre alla tipologia, l’Adhd viene valutato anche per gravità (lieve, moderata o severa) in base all’intensità dei sintomi e all’impatto che hanno nella vita scolastica, relazionale o lavorativa. Un elemento che aiuta a comprendere quanto il disturbo interferisca realmente con la........

© il Resto del Carlino