menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Sanremo, gli highlights: ecco come è andata la seconda serata. I 5 momenti clou

6 0
28.02.2026

Ditonellapiaga e TonyPitony

Articolo: Arisa maestosa, Sayf showman e Raf già cult: le pagelle della serata Cover di Sanremo 2026

Articolo: Gianni Morandi canta a sorpresa col figlio Tredici Pietro a Sanremo, Gassmann polemico: “Regole non uguali per tutti”

Roma, 28 febbraio 2026 – Già è la serata delle cover, la più bella e pazza del Festival. E parte con un medley che accende subito la notte. Meglio di così non poteva andare per Sanremo 2026, arrivato frizzante al quarto appuntamento dell’edizione condotta da Carlo Conti. L’inizio è fuori dall’Ariston: Laura Pausini, pelle nera, maschera di brillantini e guanti fucsia, canta tra le luci e poi entra nel teatro trasformato in un’esplosione di colori. Attacca ‘Immensamente’ di Umberto Tozzi, poi ‘Io canto’ di Riccardo Cocciante e ‘Ritorno ad amare’ di Biagio Antonacci, accompagnata da ballerini e bandiere. “È la cosa che mi fa sentire più libera, ho il diritto di essere libero, ascoltato e rispettato”, grida.

Poco dopo è Bianca Balti a prendersi la scena. Radiosa in rosa, una cicatrice che si intravede e uno scialle dorato sulle spalle, torna all’Ariston a un anno dalla malattia. “È passato un anno ma sembra un giorno. E si vede dai miei capelli!”, dice ricordando la chemioterapia. “Sono qui per godermela, non solo per me ma per tutti coloro che hanno sofferto e soffrono”. Pausini la abbraccia: “Sei una forza della natura”.

Poi il ritmo cambia. Alessandro Siani è il co-conduttore a sorpresa: ironizza sugli ascolti, punge sulle polemiche e trasforma il mantra “Sanremo è Sanremo” in una poesia surreale. “Non è una città, è una condizione permanente dell’anima”, dice. Tra frecciate su Bugo, Morgan e i Jalisse, la serata entra nel vivo. Ecco i 5 momenti che hanno segnato la notte delle cover.

Levante e Gaia, il bacio che sorprende l’Ariston

Nella serata delle cover, si sa, sono i duetti a farla da padroni. Il primo a esaltare il pubblico è quello di Levante e Gaia, che scelgono ‘I maschi’ di Gianna Nannini e la trasformano in un dialogo potente, fisico, quasi teatrale. Le voci e l’energia delle due artiste si intrecciano perfettamente. Poi, al termine dell’esibizione, la sorpresa: un bacio sul palco. La regia allarga l’inquadratura, non tutti se ne accorgono, ma il web esplode in tempo reale, e in teatro l’atmosfera resta sospesa per un istante. Rientrano Carlo Conti e Laura Pausini. “C’è amore”, commenta lei sorridendo. “Chiama lui o chiami tu?”, scherza il conduttore, citando il tormentone di Gaia. La risposta arriva pronta: “A questo giro chiama lui”. Applausi, risate, e la serata cover trova il suo primo momento simbolo.

Da “Occhi di gatto” al Papa: sacro e profano in duetto

Le Bambole di Pezza portano all’Ariston un tuffo negli anni ’80 e ’90 con ‘Occhi di gatto’, trasformata in una versione rock potente e dichiaratamente “bambolizzata”. Accanto a loro Cristina D’Avena, in pelle, catene e pizzo, si diverte e si reinventa. L’infanzia diventa chitarra elettrica, il cartoon si fa arena. Poi il salto: dalle sigle ai Led Zeppelin, con un finale scatenato e il maestro Enrico Melozzi sul palco. Nostalgia e distorsioni. Subito dopo cambia il registro. Dargen D’Amico intreccia ‘Su di noi’ con Pupo – che festeggia 50 anni di carriera – e la tromba di Fabrizio Bosso. Ma dentro il pop entra la storia: cita ‘Il disertore’ di Ivano Fossati, ripete “E che diserterò” e chiude con la voce campionata di Papa Francesco: “Non rassegniamoci alla guerra”. Dal profano al quasi sacro, dal tormentone alla preghiera laica. Sanremo si concede anche questo.

Morandi padre e figlio, “Vita” diventa famiglia

Quando Gianni Morandi spunta a sorpresa sul palco dell’Ariston, il teatro capisce subito che sta per succedere qualcosa di speciale. Duetta con il figlio Tredici Pietro sulle note di ‘Vita’, il brano portato al successo con Lucio Dalla. Per l’emozione, a Gianni si spezza la voce, ma poi regala una grande performance. E la canzone cambia pelle: Pietro inserisce barre rappate, attualizza il testo, lo piega al suo linguaggio. Un passaggio di testimone che non ha bisogno di spiegazioni. L’abbraccio finale dice tutto. “Gianni, questa è casa tua”, gli dice Carlo Conti. Morandi, visibilmente emozionato, scherza: “Ero tesissimo. Come sono andato?”. Il figlio non si sottrae: “Secondo me sei andato molto bene. Si vede che l’hai fatta un paio di volte”. Poche ore dopo, sui social, arriva la confessione più intima: “Stasera su quel palco ho provato un’emozione diversa da tutte le altre. Farlo accanto a mio figlio è stato qualcosa che mi porterò dentro per sempre”. E ancora: “Grazie Pietro, per questo pezzo di vita insieme”. Un bel ricordo di famiglia.

Swing, Fantasanremo e follia: Ditonellapiaga con TonyPitony

Tra i duetti più attesi – anche e soprattutto per l’effetto TonyPitony – c’è quello di Ditonellapiaga, che sceglie il classico di Frank Sinatra ‘The Lady Is a Tramp’ e lo porta all’Ariston in versione swing elegante e teatrale. E l’ingresso con il suo partner artistico della serata detta il tono: si canta, tanto e bene, si balla e si gioca con il palco e sul palco. Il brano si arricchisce di inserti italiani, da ‘Baciami piccina’ alla disputa ironica tra “arancini e arancine”, “perché dobbiamo essere inclusivi in prima serata”, scherza TonyPitony. sul finale fiori e frutta al conduttore Carlo Conti per totalizzare punti del Fantasanremo, il gioco del quale lo stesso cantante mascherato canta la nuova sigla. Prima di andare, un guizzo: TonyPitony ha un caco in mano e lo appoggia platealmente sul palo dell’Ariston. Al pubblico a casa il gioco di rimandi semantici. E funziona: saranno proprio loro a vincere la serata cover.

Caterina Caselli: “Sentitevi liberi dal giudizio”

Sessant’anni dopo ‘Nessuno mi può giudicare’, Caterina Caselli torna all’Ariston per ricevere il Premio alla Carriera. Era il 27 gennaio 1966 quando una ragazza con il celebre “casco d’oro” portava al Festival un brano destinato a diventare manifesto di indipendenza. Oggi quella cantante “coraggiosa e un po’ spavalda” – così si definisce – è emozionata ma lucida. “Sono stata fortunata, ho avuto incontri importanti che mi hanno aiutato in questo percorso”, dice. La sua storia non è solo quella di un’interprete, ma anche di una produttrice capace di cambiare il panorama musicale italiano: da Andrea Bocelli – “Phil Collins disse: ma dov’era nascosto questo qui?” – e gli altri artisti lanciati con la Sugar. Un lavoro silenzioso dietro le quinte che ha inciso quanto le sue canzoni. Poi il cerchio si chiude dove tutto era iniziato. “Nessuno mi può giudicare” non è solo un successo del passato, ma un messaggio ancora vivo. “Sentitevi liberi dal giudizio”, dice rivolgendosi ai giovani. Sessant’anni dopo, quella libertà suona ancora come una dichiarazione d’identità.

© Riproduzione riservata


© il Resto del Carlino