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Il Cesena regge 38 minuti, poi sprofonda. Il Venezia mostra i muscoli e infila il poker

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15.02.2026

CESENA (3-5-1-1): Klinsmann; Ciofi (30’ st Guidi), Zaro, Mangraviti (30’ st Piacentini); Ciervo, Bisoli, Castagnetti, Berti (22’ st Vrioni), Frabotta (30’ st Bastoni); Castrovilli (17’ pt Magni); Cerri. A disp.: Siano, Ferretti, Amoran, Corazza, Arrigoni, Zamagni. All.: Mignani.

VENEZIA (3-5-2): Stankovic; Schingtienne, Svoboda, Sverko; Hainaut, Doumbia (30’ st Dagasso), Busio, Duncan (18’ st Lella), Sagrado (40’ st Haps); Yeboah (30’ Kike Perez), Adorante (18’ st Lauberbach). A disp.: Plizzari, Korac, Franjic, Venturi, Compagnon, Bohinen, Farji. All.: Stroppa.

Arbitro: Galipò di Firenze.

Reti: 38’ pt Busio, 46’ pt Adorante, 18’ st Hainaut, 48’ st Lauberbach (rig.).

Note: 9.859 spettatori; ammoniti Mangraviti, Frabotta e Zaro per il Cesena, Doumbia per il Venezia; recuperi 2’ e 3’; angoli 5-5.

Sonora lezione di calcio al Manuzzi, dalla capolista Venezia che punisce i bianconeri con un un poker pesante. La squadra di Stroppa ha giocato la gara perfetta. Nulla a che vedere con quella ancora in fase di rodaggio incontrata e battuta all’andata dal Cesena al Picco. Non la migliore avversaria da incontrare per i bianconeri in prognosi riservata dopo la pessima prova di Chiavari e uno score da inizio anno molto deludente. In aggiunta mancano Francesconi squalificato e gli acciaccati Shpendi e Olivieri. Dentro dal primo minuto Cerri e Castrovilli, con quest’ultimo costretto a lasciare il campo dopo appena 17 minuti di gioco per infortunio. A sostituirlo Magni. Mignani sposta Ciervo in mezzo e il neoentrato sulla fascia di destra.

Il Cesena parte intimorito, davanti Cerri si batte stoico, isolatissimo perché la squadra sta dietro, non solo per atteggiamento ma soprattutto perché le azioni lagunari sono veloci, ficcanti e senza sbavature, col Yeboah che danza e ispira praticamente senza ostacoli. Lo strapotere della capolista è evidente. L’azione migliore però la costruisce il Cesena, Castagnetti ruba palla a Yeboah e imposta un veloce contropiede fin dentro l’area veneta, allarga per Berti che crossa basso, Svoboda anticipa l’accorrente Cerri in corner. Sul cui testone capita l’occasione da urlo, cross di Ciofi, l’attaccante devia benissimo a tre metri ma Stankovic respinge di pugno. In sostanza il Venezia gioca, l’occasione migliore la creano i bianconeri. Almeno fino alla punizione dal limite per fallo dubbio di Mangraviti sul funambolo Yeboah, la palombella liftata di Busio non lascia scampo a Klinsmann. In pieno recupero il Venezia raddoppia, Bisoli cicca un paio di interventi, prima su Doumbia e poi a centro area con Adorante, in gol senza sforzo.

La capolista ruggisce coi suoi pezzi pregiati senza lasciare speranze alle illusioni bianconere e dimostrando che quando decide di spingere sull’acceleratore è di un’altra categoria. A cominciare dal portiere Stankovic, autore in apertura di ripresa di due autentiche prodezze, salva prima su Bisoli e poi su Cerri, uno dei pochi a salvarsi dal naufragio. Il tris ormai tradizionale è quasi una formalità, una botta secca da 30 metri di Hainaut che batte a terra prima del guanto di Klinsmann e si infila. Le ciliegine in un’altra serata da dimenticare? Segna Vrioni il gol della bandiera, ma parte in fuorigioco. Poi l’arbitro assegna un rigore senza senso per lieve spinta di Zaro su Haps. Va bene che davanti c’era una corazzata lanciata verso la A, ma una squadra come il Venezia andava affrontata con un altro approccio su cui Mignani dovrà riflettere.


© il Resto del Carlino