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Alessia nell’inferno di Dubai: “Ho visto i missili dall’albergo, siamo in qualcosa di più grande di noi” /

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Sopra, Alice Cocchi con la kefiah in testa durante il trasferimento da un hotel all’altro a Dubai nel sabato pomeriggio di paura sotto i missili lanciati dall’Iran

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Reggio Emilia, 1 marzo 2026 – Una studentessa reggiana bloccata nell’inferno di Dubai. Alice Cocchi, 21 anni – al secondo anno di Scienze Politiche all’Università di Parma – sarebbe dovuta partire sabato sera per tornare a casa dopo dieci giorni di esperienza con un’organizzazione no profit. Ma all’improvviso è rimasta catapultata a suo malgrado in mezzo a una guerra: gli Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran che a sua volta risponde con missili nelle terre emiratine. Spazio aereo chiuso, voli cancellati e tanta paura. Ma la giovane di Canali ha reagito con grande coraggio e preparazione, pronta ad ogni evenienza.

Alice, innanzitutto come sta?

“Sto vivendo una situazione irreale, siamo in qualcosa di più grande di noi che ci disorienta. Dopo una notte assurda, con un saliscendi di sensazioni, ora sono più tranquilla e mi sono fatta coraggio. Quindi voglio tranquillizzare tutti, dalla mia famiglia a chi mi conosce: sto bene”.

Riavvolgiamo il nastro. Come mai è lì?

“Sono partita il 21 febbraio scorso con la Wsc Italia, un’organizzazione no profit che dà la possibilità agli studenti di fare questi viaggi in collaborazione con l’Onu, in cui si fanno delle simulazioni. In sostanza diventiamo dei veri e propri delegati delle Nazioni Unite e lavoriamo sulle commissioni”.

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“Siamo 205 ragazzi italiani più i tutor. E poi ci sono altri giovani che vengono da Francia e Colombia”.

Quando dovevate rientrare?

“Sabato sera alle 21 (ora locale, a Dubai ci sono +4 ore di fuso, ndr) avevamo il volo con la Turkish Airlines da Abu Dhabi. Già al mattino c’era qualche dubbio perché si parlava di un possibile attacco all’Iran e quindi si è cercato di capire se potevamo anticipare la partenza. Poi però è successo purtroppo quello che tutti sappiamo”.

Siete rimasti in hotel?

“Eravamo al ‘Le Mèridien’, ma non aveva più spazio dato che la nostra prenotazione finiva. Quindi ci siamo dovuti spostare in un altro resort distante cinque minuti a piedi, a circa 2,5 chilometri dall’aeroporto”.

Nel frattempo le bombe...

“Sì, ci siamo sentiti impotenti. Il trasferimento nell’altro albergo è stato un po’ caotico. Leggevamo le notizie degli attacchi alle basi americane e di un civile rimasto ucciso ad Abu Dhabi. Ed è cominciato un po’ di allarme, eravamo scoraggiati e paranoici. Però ci siamo fatti forza a vicenda. Ho visto scene di preoccupazione, ci sono anche dei minorenni, tra cui un 15enne di Parma che l’ho preso sotto la mia ala: ha l’età di mia sorella, mi sento molto protettiva e responsabile nei suoi confronti”.

Sabato notte com’è stata?

“Assurda. Abbiamo dormito in otto in una camera, facevamo a turno per stare svegli e dare l’allarme a tutti in caso di evacuazione. Stavamo guardando Sanremo e all’improvviso i nostri telefonini sono impazziti, con diversi alert che segnalavano la zona come non sicura. Ci siamo affacciati alla finestra e abbiamo visto tre razzi in cielo che andavano verso l’aeroporto. Di notte abbiamo visto altri missili e abbiamo dormito poco. Abbiamo visto tanti emiratini in fila in auto alle 4 di notte, mentre scappavano verso il confine con l’Oman. Noi abbiamo preparato gli zaini, con le scarpe tutte in fila vicino alla porta, pronti ad ogni evenienza”.

“Siamo stati svegliati da tre tonfi. E abbiamo poi scoperto che erano i detriti di missili intercettati, caduti sull’aeroporto. Ora siamo stati spostati in un altro hotel ancora. Ci sentiamo resilienti e restiamo forti. Ora ceneremo, poi cercheremo di dormire. Siamo esausti, ma tutti un po’ più tranquilli. Il sistema antimissilistico di Dubai funziona ed è tra i migliori al mondo”.

La Farnesina vi ha contattati?

“Sì, ci ha raccomandato di stare in costante contatto coi nostri tutor e in caso di allarme di stare lontani dalle finestre o di individuare luoghi per evitare le onde d’urte, così come di non sostare in aree pubbliche o cortilive. Ma anche di lasciare le valige in caso di emergenza, ogni piccolo ritardo potrebbe voler dire scegliere tra vita e morte”.

“Sono in costante contatto coi miei genitori (la madre Tiziana Ruscigno lavora a Granterre a Reggio, il padre Luca è gommista e socio della Sag pneumatici a Buco del Signore. Alice ha anche una sorella di 13 anni, Giorgia, ndr) ai quali ogni sera mando un selfie per far vedere come sono vestita, dettaglio utile in caso accadesse qualcosa. Li ho tranquillizzati dicendo loro che ci sentiamo protetti. Sono fiduciosa che tornerò a casa sana e salva”.

Avete idea di quando potrete tornare a casa?

“Dovremmo partire mercoledì 4, ci hanno detto che per quella data i voli dovrebbero essere riattivati. Speriamo solo che non si intensifichino i bombardamenti. Preferisco aspettare al sicuro qui qualche giorno in più, piuttosto che rischiare”.

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© il Resto del Carlino