Legge elettorale, il governo accelera. Il testo in aula già nei prossimi giorni
Si fa presto a dire legge elettorale. La maggioranza vuole, anzi deve, presentarla prima del referendum; possibilmente nei prossimi giorni. Se non altro per disinnescare almeno una delle accuse dell’opposizione di centrosinistra riguardo alle intenzioni dispotico/plebiscitarie connesse di diritto o di rovescio al risultato della consultazione sulla riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pm.
Ma la gatta frettolosa fece i gattini ciechi, risuona il proverbiale invito alla calma profuso da parte della Lega. Che allo stato attuale è il partito cui la riforma del sistema di voto complica più le cose, dal momento che eliminerebbe i collegi uninominali dominati al nord dal Carroccio, in favore di un sistema proporzionale con premio di maggioranza e indicazione del premier derubricata al programma comune.
Lo ha detto il vicepremier e leader azzurro Antonio Tajani nella sua relazione alla segreteria del partito: "L’obiettivo è quello di arrivare a una legge proposizionale con premio di maggioranza di coalizione – ha spiegato – L’idea è quella di avere un listino di maggioranza, e se si vince tutto il listino viene approvato ma ci sarà una divisione del listino per collegi". E lo conferma il ministro dei rapporti col Parlamento Luca Ciriani ospite di Radio1. "Pensiamo a un sistema proporzionale con un premio", sostiene l’esponente di FdI, paventando che il bonus scatti sopra la soglia del 40%, per garantire a chiunque prevalga "la possibilità di governare con una maggioranza certa per cinque anni" e prospettando anche "soglie di sbarramento per evitare la frantumazione dei partiti", pur senza sbilanciarsi sull’entità.
Tutto fondato. Ma anche tutto inconsistente. Perché la sostanza della legge elettorale sta sempre nei particolari. Per questo i delegati dai partiti di maggioranza sono impegnati a ciclo continuo nella formulazione di ipotesi, elaborazioni, proiezioni riguardo all’entità e i modi di distribuzione del premo, le soglie di sbarramento, le preferenze o meno.
Stando alle indiscrezioni di palazzo, per adesso ci sarebbe di quasi sicuro che il premio dovrebbe essere fisso, 70 deputati e 35 senatori: cui si dovrebbe attingere a partire da sopra 40% dei voti, ma solo fino a un tetto massimo del 60% dei parlamentari, in modo da evitare maggioranze sproporzionate nel rispetto dei dettami della corte Costituzionale. Il che non garantirebbe perciò l’elezione di tutti i candidati del premio. Questo non di secondo piano soprattutto la maggioranza, dove la Lega in particolare, ma anche Forza Italia e gli immancabili alleati improvvisati di ogni elezione, cercano visibilità.
Se invece nessuno raggiungesse la soglia del 40%, cosa improbabile alla luce dei sondaggi odierni ma da contemplare nella legge, si aprono due strade: il ballottaggio tra le due maggiori coalizioni preferito da FdI oppure il mantenimento dello status quo proporzionale da prima repubblica che alleata per motivi diversi sia la Lega che Forza Italia nell’ottica di differenti maggioranze di governo.
Questo rimanda anche alla soglia di sbarramento, che sembrerebbe confermata al 10% per le coalizioni e al 3 per le singole forze politiche anche che corrano in modo autonomo. Una sorta di clausola "salva Azione" che non intende associarsi ai due schieramenti, con l’auspicio che superi la soglia. Quanto invece al fenomeno Roberto Vannacci, rimane più plausibile che venga inglobato all’interno del centrodestra, vista la possibilità di allargare l’arco della coalizione consentita dal tetto al 60% dei parlamentari.
In quanto infine alle preferenze, di certo saranno bloccate le teste di lista. Ma si può quasi scommettere che alla fine tutti i partiti preferiranno selezionare prima chi preme i tasti in aula.
