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Mini rimpasto di governo, da Sara Kelany (FdI) a Zaia (Lega): le carte di Meloni. Priante o Caramanna al Turismo, in bilico Pichetto Fratin /

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03.04.2026

Da sinistra: la premier Giorgia Meloni, ha l’interim al Turismo; Sara Kelany (FdI), possibile sottosegretaria alla Giustizia; Luca Zaia

Articolo: Piantedosi e l’affaire Claudia Conte, il governo blinda il ministro. E lei: “Parlano per me 10 anni di competenze professionali”

Articolo: Chi è Gianluca Caramanna, il deputato FdI possibile sostituto di Santanchè al ministero del Turismo

Roma – Non è la tempesta a occupare le riflessioni di Giorgia Meloni, ma la gestione della fase politica seguita al referendum del 22-23 marzo. Nelle stanze di Palazzo Chigi, la giornata di ieri ha segnato il passaggio dalla fase dell’assestamento a quella della stabilità amministrativa. La premier, rimasta a lungo a colloquio con il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano, ha proceduto a una mappatura millimetrica dei dossier aperti: le dimissioni di Andrea Delmastro e della sua figura di riferimento a Via Arenula, Giusi Bartolozzi, non sono più un caso isolato, ma il segnale di una macchina che necessita di un nuovo coordinamento tecnico e politico.

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Il dossier più immediato riguarda però il ministero del Turismo. Le indiscrezioni parlamentari di ieri confermano che l’interim della presidenza del Consiglio non è destinato a protrarsi oltre la soglia del 9 aprile, data in cui la premier tornerà a riferire alle Camere. Dopo il passo indietro di Daniela Santanchè, la partita per la sua successione ha attivato un confronto interno alla coalizione. Mentre il nome di Alessandra Priante (presidente Enit) resta un profilo di garanzia tecnica per il comparto, prende quota l’ipotesi di una soluzione interna a Fratelli d’Italia con il deputato Gianluca Caramanna. L’obiettivo è chiaro: presidiare un dicastero strategico per i fondi Pnrr, assicurando una continuità operativa che non ammette rallentamenti. Il vero equilibrio si sta muovendo sotto la superficie dei vertici apicali.

Con l’uscita di Bartolozzi, il ministro Nordio ha perso un elemento centrale nel coordinamento procedurale del dicastero. Il nome più accreditato da giorni è quello di Antonio Mura, attuale capo dell’ufficio legislativo del ministero. Per la sottosegretariato lasciato da Delmastro, invece, Sara Kelany è in vantaggio su Carolina Varchi, entrambe esponenti di Fratelli d’Italia: la premier sembra infatti orientata verso una scelta che privilegi l’esperienza maturata nei dossier sulla giustizia penitenziaria, oggi al centro dell’agenda di governo. A Nord, le dinamiche interne alla Lega si sono fatte più evidenti nelle ultime ventiquattr’ore. L’eventualità di un ruolo nazionale per Luca Zaia è la vera variabile del prossimo scacchiere. Un suo eventuale ingresso nell’esecutivo porterebbe a una naturale redistribuzione delle deleghe tra i partner di coalizione.

In questo contesto, la posizione di Adolfo Urso al ministero delle Imprese resta legata alla solidità dei dossier industriali: i recenti accordi internazionali sono i pilastri della sua permanenza. Tuttavia, il dibattito interno a Forza Italia sulla gestione energetica suggerisce che il rimpasto potrebbe toccare anche l’Ambiente di Gilberto Pichetto Fratin, in un’ottica di riequilibrio complessivo dei pesi politici. Il verdetto finale arriverà il 9 aprile in Parlamento, e non sarà un semplice cambio di nomi. Giorgia Meloni sa che per blindare la legislatura occorre innestare le “marce alte”: è l’unica via per coprire i rumori di un motore in affanno, e permettere al suo governo un cambio di passo per questo lungo rettilineo finale.  

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