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L’ultima estate senza Bolkestein, all’asta oltre mille concessioni: "Ma i bandi tutelino le imprese"

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Ancona, 24 marzo 2026 – Per le concessioni demaniali è già partito il countdown. Salvo dietrofront, l’estate del 2027 sarà l’ultima con il vecchio regime: in particolare, per i balneari sarà "un cambiamento epocale". Dopo anni di proroghe e rinvii, il settore dovrà aprirsi alla concorrenza europea nel rispetto della cosiddetta direttiva Bolkestein. "Quando si parla di concessioni demaniali – spiega Mauro Mandolini, presidente regionale delle imprese balneari di Confartigianato –, non ci sono soltanto gli stabilimenti balneari, circa novecento in tutta la regione, ma i chioschi, i ristorantini, i posti barca, i capannoni presenti lungo la costa o nelle aree portuali, per un totale di oltre mille concessioni". Sarà un impegno amministrativo notevole per i Comuni costieri, a cui spetta di indire le gare entro il 30 settembre dell’anno prossimo, un termine che al massimo potrà slittare al 31 marzo 2028 per "oggettive motivazioni".

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"Ci auguriamo che il bando tipo riconosca il lavoro fatto finora”

Per evitare la proliferazione di bandi locali e dunque uniformare i criteri e i contenuti delle gare, il decreto legge in vigore dal 12 marzo ha affidato al ministero delle infrastrutture e dei trasporti il compito di predisporre entro un mese (l’11 aprile) un bando-tipo da sottoporre alla Conferenza unificata (Stato-Regioni-Province-Comuni). "Ci auguriamo che il bando tipo riconosca il lavoro fatto finora – l’auspicio di Mandolini –. Le concessioni sono sulla sabbia. Ecco, tutto quello che c’è sopra lo abbiamo creato noi".

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Un cambiamento epocale

"È un cambiamento epocale – ammette Romano Montagnoli, presidente regionale di Sib Confcommercio –. Ci aspettiamo il riconoscimento del valore dei nostri investimenti non ancora ammortizzati: sono state cambiate le carte in tavola a partita iniziata. È troppo facile fare impresa dove qualcun altro ha investito il proprio futuro e quello della propria famiglia". E ancora Montagnoli: "C’è chi ha ipotecato case e proprietà, che paga mutui, ma che poi rischia di non avere più la concessione". Le associazioni di categoria fanno presente che "per la maggior parte delle imprese balneari marchigiane la concessione è anche l’unica fonte di sostentamento". "Ecco, se perderanno la gara – si chiede Montagnoli –, come vivranno e chi manterrà le famiglie che ci sono dietro? Quasi tutte le imprese hanno preso finanziamenti garantiti con beni personali, come la casa, quindi in gioco non c’è solo il futuro delle singole aziende, ma quello di intere famiglie".

La preoccupazione sono gli investitori e i gruppi creati per partecipare alle gare 

"La preoccupazione – aggiunge – sono gli investitori e i gruppi creati proprio per partecipare alle gare con una forza maggiore rispetto ai singoli operatori. Per questo ci aspettiamo che i bandi garantiscano il valore economico delle nostre aziende. Servono criteri utili a tenere lontani possibili avventurieri, come dei progetti di investimento seri e professionalità acquisite". Mandolini è sulla stessa linea d’onda. "Serve un quadro chiaro sui criteri di partecipazione alle gare, perché la chiarezza significa anche equità. Temiamo i competitor di dubbia provenienza, che parteciperanno soltanto a scopo speculativo". "Sono vent’anni che il nostro destino è appeso alla Bolkestein", insiste ancora Montagnoli. In attesa di conoscere i contenuti del bando-tipo, i concessionari si stanno preparando alla battaglia. "Ogni concessionario – ricorda ancora Mandolini – ha iniziato a controllare tutta la documentazione, sta già pensando al progetto da mettere in campo con la collaborazione dei professionisti, come commercialisti e geometri, e sta valutando anche le spese da affrontare: si va da un minimo di 10mila euro a oltre 20mila, in base alla dimensione della concessione".

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© il Resto del Carlino