L’analisi della sociologa: "Precarietà, redditi troppo bassi. Così è più difficile fare progetti"
Alessia Bertolazzi, docente di Unimc
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"Meno giovani, ingresso tardivo nel mondo del lavoro, reddito precario". Sono tra le cause dei cambiamenti sociali profondi, come il calo dei matrimoni, che toccano la comunità marchigiana. "Dal punto di vista demografico nelle Marche, come nel resto d’Italia, le generazioni giovani sono meno numerose e ciò ovviamente incide sui matrimoni – spiega Alessia Bertolazzi, docente di sociologia all’Università di Macerata –. In più l’ingresso nel mondo del lavoro è sempre più tardivo e oltre alla precarietà occupazionale, c’è quella legata al reddito. Nel 2025, Almalaurea, consorzio interuniversitario, ha verificato che a un anno dalla laurea un neolaureato guadagna meno di 1.500 euro al mese e a cinque anni la retribuzione sale a 1.700 euro. Con queste cifre è difficile fare progetti a lungo termine e si rimandano le scelte del matrimonio o di avere figli".
La bassa retribuzione è una delle ragioni per cui i giovani cercano lavoro fuori dalla regione o all’estero, dove poi rimangono e costruiscono le famiglie? "Il dato inquietante è che all’estero il reddito medio dei neolaureati è superiore a 2.200 euro al mese e ad andarsene sono soprattutto i laureati più brillanti, quelli che nel percorso universitario hanno dimostrato una maggiore regolarità e hanno avuto voti più alti".
D’accordo, ma c’è anche un cambiamento culturale? "Il matrimonio non è più un passaggio obbligato verso l’età adulta, ma una scelta tra le tante possibili. Si tende a privilegiare percorsi di autorealizzazione individuale prima di costruire una famiglia. Nel libro ‘Amore liquido’, Bauman spiega come le relazioni affettive tendono a essere più flessibili e meno vincolanti. Sì, c’è un cambiamento culturale che tende a privilegiare la reversibilità rispetto ai progetti di vita stabile".
Questi dati ci dicono che la famiglia è in crisi o semplicemente sta cambiando forma? "Non parlerei di crisi della famiglia, ma di trasformazione. Le nuove generazioni non rifiutano il valore della famiglia, ma non sono più legate agli istituti tradizionali come il matrimonio religioso".
Questo spiega il calo delle celebrazioni in chiesa? "Direi che il calo dei matrimoni religiosi si inserisce nel processo di secolarizzazione della società. La religione continua a essere importante per tante persone, ma non è più un riferimento prevalente per le scelte di vita privata. Le coppie considerano il matrimonio non tanto come un sacramento, quanto come un riconoscimento di carattere giuridico".
Se la famiglia si trasforma, devono mutare anche gli strumenti di sostegno? "Accanto al modello tradizionale di famiglia, fondato sul matrimonio, oggi esistono forme plurime (convivenze, famiglie ricostituite, famiglie con genitorialità tardiva) e le politiche pubbliche dovrebbero adattarsi ai cambiamenti. Gli strumenti di intervento dovrebbero essere più orientati alle condizioni concrete delle coppie (carichi di cura, presenza di figli, instabilità economica, conciliazione tra il lavoro e la cura familiare)".
In regione a che punto siamo? "In generale le politiche italiane per tanto tempo sono state legate al modello della famiglia tradizionale e gli interventi non sono stati strutturali, ma frammentari e orientati ai trasferimenti monetari. L’introduzione dell’assegno unico è stato un importante passo in avanti, ma l’infrastruttura dei servizi in Italia resta debole, con asili insufficienti, forti divari territoriali e uno scarso investimento nei congedi paritari. Questo dei congedi crea un divario tra donne e uomini, scaricando la cura dei figli soprattutto sulle madri".
Insomma, qual è il futuro della nostra regione? "Rischiamo di essere una regione poco attrattiva per le giovani coppie che vogliono costruire un progetto di vita, sposarsi e avere figli. Le aree interne sono ulteriormente svantaggiate, perché i servizi per le famiglie sono più fragili. Di solito gli interventi sono emergenziali e votati al sostegno economico, mancano quelli strutturali".
Come invertire la tendenza nei prossimi cinque o dieci anni? "Per incentivare i giovani a creare dei progetti di vita bisogna rendere più attrattivo il sistema economico, soprattutto per coloro che si affacciano al mondo del lavoro, e rafforzare gli investimenti per i servizi dedicati alla prima infanzia, 0-3 anni, dove siamo al di sotto degli standard europei".
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