Minaccia di gettarsi dall’8° piano, l’Arma invia sul posto il negoziatore: “L’abbiamo salvato con l’empatia”
A sinistra Antonello Sias, 48 anni: 15 anni fa ha conseguito la qualifica di ’negoziatore’. Coordinandosi col capitano Gloria Salvati (a destra) ha permesso di salvare la vita a un ragazzo
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Reggio Emilia, 9 marzo 2026 – Ci sono volute ore, ma alla fine l’intervento dei carabinieri ha permesso di evitare una tragedia. In zona stazione un giovane di 26 anni minacciava di gettarsi dall’8° piano di un palazzo. E’ accaduto venerdì notte. Il giovane diceva frasi sconnesse. È stato immediatamente attivato il protocollo per la gestione delle crisi. Un “negoziatore” dei carabinieri, pur trovandosi a distanza, è rimasto in costante contatto telefonico con i colleghi sul posto e con un ufficiale che, seguendo le indicazioni dello specialista, ha conquistato la fiducia del ragazzo e poco alla volta l’ha convinto a desistere. I vigili del fuoco, a terra, avevano intanto allestito un grande materasso. Il salvataggio non è stato privo di ulteriori rischi: una volta all’interno, il giovane ha avuto un improvviso scatto d’ira, tentando nuovamente di raggiungere il balcone. Solo il pronto intervento dei militari presenti ha evitato il peggio. Il ragazzo è stato accompagnato al piano terra e affidato al personale sanitario per essere portato in ospedale per le terapie del caso.
Negoziatore si diventa. Ma non è affatto facile. L’Arma dei carabinieri avviò il primo corso nel 2010 all’Isti di Velletri. Lì, in cattedra, ci sono gli uomini del Gis, il Gruppo di intervento speciale. Morale: dei circa 15 allievi ammessi annualmente, poco meno della metà viene rimandata a casa. ll luogotenente Antonello Sias, 48 anni, originario di Oristano, è uno di quelli che ce l’ha fatta. È stato il negoziatore dei carabinieri di Milano; dal 2016 svolge questo incarico al Comando provinciale di Reggio. Venerdì notte è stato lui – insieme al comandante del Norm, il capitano Gloria Salvati – a coordinare l’intervento che, in zona stazione, ha permesso di salvare la vita al ragazzo.
Luogotenente Sias, com’è andata?
“La mattina di venerdì intorno alle 4,30 è arrivato l’input alla centrale operativa, che ha subito inviato sul posto i colleghi della stazione e poi del Radiomobile. Era stato segnalato un ragazzo in condizioni di pericolo e di precarietà”.
“Era con le gambe a penzoloni su un balcone, all’ottavo piano di un palazzo. Era arrivato lì dall’esterno, calandosi dalla sua abitazione, due piani sopra. Una discesa paurosa, da Uomo Ragno. Una situazione di altissimo pericolo”.
“Mentre io arrivavo sul posto in auto mi sono tenuto in costante contatto col capitano Gloria Salvati, comandante del Norm, che era già sul posto in borghese”.
“In questi casi la componente fondamentale è quella della sensibilità, la capacità di entrare in empatia con una persona in crisi. Qui non si deve affrontare un criminale ma una persona che per qualche ragione si è messa in una situazione di pericolo, vive in una condizioni di instabilità psicologica e, di fatto, ci chiede aiuto. Allora deve essere chiaro che nessuno ha intenzione di fargli del male e che non è un’operazione di polizia”.
Com’è stato l’approccio?
“Bisogna agire con la massima cautela. Il ragazzo non voleva parlare con nessuno. Gli abbiamo spiegato che eravamo lì per aiutarlo, per capire cosa fosse successo. Abbiamo accompagnato questo messaggio con la raccomandazione di mettersi in sicurezza. C’è sempre il rischio di una caduta anche accidentale. Il capitano ha fatto subito ripiegare il personale in divisa, in modo che non fosse visibile. Non volevamo che si accentuasse lo stato di alterazione. Sfruttando il balcone accanto, il capitano l’ha avvicinato. Gli ha spiegato che la nostra presenza era a sua tutela, che non avevamo alcun problema di tempi. Il ragazzo ha accettato la presenza del capitano; poco alla volta si è rasserenato e si è convinto a scendere dal balcone”.
Poi però ha avuto un ripensamento.
“Sì. Ha subito tentato di proiettarsi fuori, pronunciando frasi sconnesse. Fondamentale la presenza degli equipaggi del nucleo radiomobile, che sono riusciti a trattenerlo e consegnarlo al personale sanitario”.
Si è capito da cosa nasceva questo disagio?
“Aveva perso lucidità. Percepiva cose che chi era sul posto non vedeva. Quando ha visto che a terra i vigili del fuoco avevano aperto il materassino, ha lanciato una bottiglietta nel vuoto e in quella bottiglietta lui ha visto il suo corpo. Non è facile”.
Avete salvato una vita.
“Una grande gioia. Non esiste una ricetta preconfezionata, ogni situazione è diversa dall’altra. Il nostro motto potrebbe essere questa parola: ’dipende’.
Non c’è un denominatore comune?
“Forse uno: l’ascolto. Non siamo lì per giudicare nessuno, ma per capire insieme”.
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