Tumore non diagnosticato, lo strazio di Sali: “Via il nodulo, dissero ‘non è grave’. Poi però mia moglie è morta. Aveva 27 anni”
Sali insieme alla moglie Sidorela in una foto felice
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Massa Lombarda (Ravenna), 12 aprile 2026 – “Avevamo appena iniziato la nostra vita come volevamo, come sognavamo. Avevamo la nostra casa a Massa Lombarda. E nostra figlia Ester aveva solo due anni. Oggi ne ha quattro: e quando un giorno mi chiederà perché è morta la mamma, non so cosa le dirò . La risposta non ce l’ho ancora: e questa cosa mi spezza il cuore, ogni giorno. Nessuno, a parte il mio avvocato, mi ha ascoltato. Nessuno”.
Sali è un uomo comprensibilmente distrutto. Sua moglie Sidorela è morta il 14 novembre 2023 a soli 27 anni per un tumore genitale non diagnosticato in tempo che si è manifestato poco dopo il parto della loro bimba. Il suo avvocato Andrea Maestri aveva fatto la denuncia quando la ragazza era ancora viva. Nei giorni scorsi il gip ha archiviato il fascicolo per i tre medici indagati per omicidio colposo: l’istologico in effetti non era stato fatto ma, almeno per la perizia, sarebbe comunque stato troppo tardi di fronte a una neoplasia così aggressiva. Il legale ha già annunciato che potrebbe proporre una causa civile di risarcimento.
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Signor Sali, quando vi siete conosciuti lei e sua moglie?
“Quasi dieci anni fa all’università in Albania: lei studiava geografia in lingua italiana e io scienze umane e lingue straniere. Avevamo poco più di venti anni. Ci siamo fidanzati. Io sono arrivato in Italia per primo, poi è arrivata lei”.
“Ci piaceva continuare la nostra vita qui, in un Paese più sicuro. Siamo arrivati a Massa per via dell’offerta di lavoro nelle campagne: tutti e due abbiamo iniziato con la raccolta della frutta.
“In Albania nel 2020 e poi in comune a Massa. Sidorela e io lavoravamo assieme, avevamo la casa in affitto. È nata lì dentro la decisione di creare una famiglia: era il nostro sogno sin dai tempi dell’università. E quando mi ha detto che era incinta, è stato il giorno più bello della mia vita: tutto stava andando come volevamo noi, era perfetto”.
“È nata il 3 novembre del 2021: un parto normale, la mamma è tornata a casa con la bimba. Tutto stava andando magnificamente”.
Quando le cose hanno iniziato a prendere una brutta piega?
“La battaglia è cominciata dopo quasi due mesi dal parto. Mia moglie mi disse di avere un problema sotto alla coscia, di sentire un fastidio: mi sono allertato subito. Avevamo iniziato dalla nostra dottoressa di famiglia: ho ancora lo screenshot della richiesta di visita”.
Nella vostra vicenda c’è una data chiave: 8 marzo 2022.
“Quando al Consultorio di Lugo ci mandano con ricetta urgente per chiarire la natura di un nodulo. La dottoressa lo vede, lo toglie e disinfetta. Poi esce e ci dice che non era niente di grave. Nella ricetta però si chiedeva anche di eseguire una biopsia. Dopo otto mesi esce un nodulo nella coscia”.
“Dopo vari passaggi dalla nostra dottoressa, andiamo in ospedale a Imola: lì verificano che si tratta di una cosa seria e molto urgente. Il 10 agosto 2022 arriva la diagnosi: ’metastasi linfonodali di adenocarcinoma con diffusa necrosi’”.
La chemio-radioterapia insomma.
“A Bologna: andavo quasi tutti i giorni, anche con la bimba. Poi mi sono portato i miei genitori, come avrei fatto altrimenti? A fine 2022 Sidorela era già nell’hospice di Lugo. Mi è cascato il mondo addosso: solo cure palliative e sedative. Lei si guardava morire e per una cosa così assurda. Era una ragazza così piena di vita, voleva vivere così tanto: era così bella, voleva stare con la bimba. Nell’ultimo periodo ha deciso di vivere un poco a casa con noi: è stato un tempo veramente duro, soprattutto per lei: piangeva, soffriva. Ma la voglia di stare con Ester e con me è stata più forte del resto”.
Il suo stato d’animo ora?
“Sono amareggiato, deluso al massimo. Io lo so bene quello che è successo anche se la mia voce non è stata ascoltata da nessuno. Sono deluso al massimo. Ho chiesto che almeno chiedessero scusa: ma nessuno è venuto a farlo”.
“A novembre farà cinque anni: le somiglia tantissimo, anche nel modo di parlare. Ricorda bene la mamma perché ho messo le sue foto dappertutto. In una chiavetta ho messo i video in cui Ester giocava con lei: la bimba la notte piange, la cerca, la chiama. Le dico che è diventata una stella. Un giorno le dovrò spiegare come mai è morta: ma la risposta ancora non la conosco”.
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