I medici indagati per il caso Cpr: "Certificati veritieri"
Tutti i dati nei certificati "corrispondono al vero". E così "non ci stanno a passare per delinquenti e falsificatori". Si tratta dei medici dell’Ausl Romagna, in totale 8, del reparto di Malattie Infettive di Ravenna, indagati per falso ideologico continuato legato ai cosiddetti certificati anti-Cpr (centro di permanenza per i rimpatri).
Il 12 febbraio scorso sono stati sottoposti "per decreto della procura a perquisizione domiciliare alle 5 di mattina e successivamente condotti in questura, dove sono rimasti per oltre 10 ore". Dopo le reazioni politiche di ambo gli schieramenti e il flash mob davanti all’ospedale a sostegno degli indagati, a intervenire sulla vicenda, attraverso una nota congiunta, sono ora i difensori dei diretti interessati. Si tratta degli avvocati Carlo Alberto Baruzzi, Francesca Cancellaro, Sonia Lama, Marco Martines, Maria Elena Monaco e Maria Virgilio. "Le singole posizioni - si legge - restano diverse e tuttavia meritevoli di rilievi comuni". Per prima cosa i legali "ribadiscono pubblicamente che tutti i dati clinici riportati nei certificati, corrispondono al vero: nessuna falsità è ravvisabile".
Il coinvolgimento degli indagati è legato alla direttiva ministeriale Lamorgese del 2022 "la quale prevede che, prima dell’ingresso nei cpr, il cittadino straniero sia sottoposto a valutazione sanitaria volta a verificare la sussistenza di condizioni patologiche o di vulnerabilità incompatibili con la detenzione amministrativa".
Nella nota si cita anche una recente sentenza con cui la Corte Costituzionale ha ribadito "che il trattenimento amministrativo incide sulla libertà personale tutelata dalla Costituzione e che, pertanto, deve essere disciplinato da una legge formale che ne determini limiti, modalità e garanzie" ritenendo "la normativa vigente del tutto inidonea".
