Flora Tabanelli al Panathlon: “Devo tutto alla mia famiglia, quando rivedo quella gara mi emoziono ancora oggi”
Da sinistra, Luciano Magnani, Massimo Mezzetti, Flora Tabanelli, Flavio Roda e la presidente Panathlon Maria Carafoli
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Modena, 20 aprile 2026 – “Alla mia famiglia devo praticamente tutto”. Lo dice Flora Tabanelli, guardando dritto verso mamma Lucia nella serata organizzata dal Panathlon Modena nel salone d’onore del Palazzo Ducale. Flora è stata la regina indiscussa dell’evento nella sempre affascinante cornice dell’Accademia Militare alla presenza del comandante, il generale Stefano Messina. L’incontro con la campionessa olimpica è stato fortemente voluto dall’inarrestabile presidente del Panathlon Modena, Maria Carafoli, che ha già precettato Flora per le prossime medaglie: “Se tornerai a vincere, e sappiamo che lo farai, ricordati che dopo tutte le premiazioni ufficiali riceverai la mia telefonata e ti aspetteremo di nuovo qui” la promessa strappata alla campionessa.
“La tempra di Flora – ha detto maria Carafoli – è fatta di tenacia, volontà e una passione incredibile”. Una serata con tanti ospiti tra i quali Gian Carlo Muzzarelli e il presidente del Consorzio del Cimone Luciano Magnani, entrambi tenutisi a debita distanza dalla simpatica diatriba territoriale tra Modena e Bologna, Sestola e Fanano, sulla ‘vera’ paternità geografica dei Tabanelli. Con loro Flavio Roda, presidente della Federazione Italiana Sport Invernali: “Una campionessa che ha dimostrato di essere tale anche e soprattutto nel momento più difficile, quello dell’infortunio”, ha raccontato Roda. E poi lei, la regina, che ha ripercorso le tappe che l’hanno portata fin sul podio delle Olimpiadi di Milano-Cortina, con quel meraviglioso bronzo nel freestyle big air conquistato il 16 febbraio scorso: “Il giorno dell’infortunio ho visto tutto nero – il racconto della Tabanelli che riprende dalla rottura del crociato avvenuta lo scorso 5 novembre – ma già poche ore dopo stavo pensando a come arrivare ai Giochi. Nel rivedere le immagini dell’ultimo salto fatto a Livigno, quello che mi ha fatto vincere il bronzo, ancora oggi mi emoziono”.
Un successo che parte da lontano, dal Lago Scaffaiolo, da una famiglia che le ha dato sempre libertà e appoggio: “Siamo cresciuti senza televisione e senza cellulare, ma non ci è mancato mai nulla: avevamo la natura a portata di mano e poi io, da buona sorella minore, cercavo di imitare mio fratello Miro in tutto e per tutto. Prima coi pattini sul lago ghiacciato, poi nei boschi o sulle rampe che costruiva lui. Siamo tre fratelli molto uniti e orgogliosi uno dell’altro”. L’ultima nota sulla maturità: “Forse è ora che inizi a studiare” sorride la diciottenne Flora davanti alla mamma, consapevole che tra un paio di mesi ci sarà un’altra grande prova da affrontare. La strada verso il podio più ambito . per Flora, è stata difficile: dal grave infortunio che fino all’ultimo ha messo in dubbio la partecipazione alle Olimpiadi, fino al salto decisivo al Livigno Snow Park, in condizioni meteo proibitive, che è valso la prima medaglia olimpica italiana nella storia della specialità. Un risultato a cui hanno concorso in tanti, compresa l’equipe medica della
federazione, ringraziata anche dal presidente Roda, che ha preso insieme all’atleta la difficile decisione di una terapia conservativa che consentisse la partecipazione ai Giochi. La serata, come ricordato dalla presidente Carafoli, è stata dedicata a raccogliere fondi per sostenere il progetto Casa di Fausta, condotto da Aseop rappresentata dal suo presidente Erio Bagni.
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