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Zizzi, il primo tecnico di Tabanelli: "Talento smisurato e famiglia d’oro”

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18.02.2026

Bologna, 18 febbraio 2026 – "Flora? Un bronzo stratosferico". Musica e parole di Pier Francesco Zizzi, 47 anni, originario di Cesena e bolognese acquisito. Pier Francesco, che è presidente e tecnico dell’Alto Reno 20.20, è stato uno dei primi allenatori di Flora Tabanelli. Così legato a Flora da essere ’volato’ a Livigno, l’altro giorno, per assistere all’impresa di Flora, capace di mettersi al collo una storica medaglia di bronzo, a dispetto di un ginocchio ’rotto’.

"Il primo contatto visivo con Flora – racconta Pier Francesco – deve essere stato quando lei aveva 3-4 anni. Sono stato macchinista di seggiovia, poi responsabile della ’Direttissima’ che porta al rifugio gestito dai genitori di Flora. La ricordo bene, con gli sci di plastica, imbragata sulle spalle di papà".

In quel momento, forse, Pier Francesco non aveva capito che un giorno avrebbe allenato Flora. "Aveva fatto sci alpino – insiste Zizzi –, ma non si era accesa la scintilla. Così, con l’Alto Reno 20.20, provò lo snowboard".

Forse non è stato amore a prima vista, ma nei confronti della nuova specialità si è creato subito il feeling. "Prima che si trasferisse nello Ski College, in Val di Fassa, dopo le medie inferiori, ha lavorato con me. Si vedeva il talento. E quando una persona ha talento, prima o poi, viene fuori".

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Pier Francesco elogia tanto Flora quando la famiglia. "Una splendida bimba – aggiunge – terzogenita di una famiglia splendida. Flora, Miro e la sorella maggiore Irene, sono stati cresciuti bene. Mamma e papà non ha mai avuto preclusioni nei confronti dello sport. Così lei ha potuto fare pattinaggio, ginnastica artistica, affinando le doti".

Una medaglia di bronzo (storica) che è figlia di una famiglia speciale. "Tutti insieme raggiungevano il Rifugio, al Lago Scaffaiolo, con le provviste in spalla. In qualsiasi condizione ambientale e meteo. Zero telefonini, poca televisione e tanto sport".

Il resto, poi, ce l’ha messo proprio Flora. "Una ragazza dolce e delicata verso gli altri. Ma con una straordinaria determinazione dentro di sé. Il bronzo è stratosferico non tanto per l’importanza della competizione. Perché non c’è nulla di più importante dei Giochi. E non è nemmeno la pressione che ha dovuto subire. A novembre si è rotta il ginocchio. Ha scelto di non operarsi per arrivare a quell’Olimpiade che aveva sognato. Ma preservare il ginocchio, in una disciplina come quella che ha scelto Flora, significa doversi allenare poco. O comunque con molte attenzioni".

Poi il bronzo. E a Livigno, commosso, c’era anche Pier Francesco Zizzi, uno dei primi tecnici. Che non accampa meriti. "Al massimo – chiosa – una briciola. Non mi piace stare sulla scena perché è il viaggio che si percorre con gli atleti da gustarsi. Insieme con le emozioni che questo viaggio ti regala. Non i traguardi: quelli sono degli atleti e delle loro famiglie. Un bravo allenatore secondo me deve stare dietro le quinte e servire l’atleta e niente altro.La gioia non è cosa vince, ma come ti guarda e ti sorride l’atleta quando raggiunge i suoi obiettivi. Quando vince, ma anche quando perde".

Con Flora, visto il talento smisurato, è più facile (con tra mille sacrifici, è chiaro) vincere.


© il Resto del Carlino