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Testamento annullato, vincono i parenti. ‘Poveretti’, badante e convivente a secco: sul conto c’era 1 milione

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17.02.2026

Reggio Emilia, 17 febbraio 2026 – Un milione di euro sul conto corrente. Più due villette, gioielli e tutti i beni guadagnati da un commerciante reggiano durante la sua esistenza dedicata al lavoro. L’anziano venne a mancare a 90 anni nella primavera 2020, nel periodo della pandemia: dopo la sua morte si scatenò una battaglia legale sul suo lascito. Furono redatti nel tempo due testamenti, di cui il secondo appariva stravolgere le disposizioni del primo e indicava anche «i poveretti» tra i beneficiari e quindi, secondo le regole del codice civile, vedeva subentrare anche il Comune come amministratore di questa parte di beni. Il secondo testamento è stato impugnato dai parenti stretti dell’anziano, che si videro pesantemente penalizzati.

Dopo una causa davanti al tribunale civile, la sorella e la pronipote dell’anziano, tutelate rispettivamente dagli avvocati Raffaella Pellini (nella foto) e Luca Boselli, hanno visto accolte le proprie ragioni contro quelle della convivente e della badante che apparivano favorite dal secondo documento, ora dichiarato nullo. A causa di questa pronuncia, anche il Comune, che si era costituito in causa, ha perso il diritto a qualsiasi beneficio. Tre anni prima della morte, il commerciante rimase vedovo e la sorella si ritrovò a essere l’unica erede legittima ancora vivente. Nel 2019 l’anziano redasse il primo testamento, dove lei veniva indicata come erede universale. Lui inoltre assegnò beni ad altre due persone: una casa alla pronipote e un’altra abitazione alla donna con lui l’anziano aveva convissuto nell’ultimo anno e mezzo, dopo essere rimasto vedovo.

Ma poi sbucò un secondo testamento, con data successiva alla morte, che fu impugnato dai familiari: in queste carte la sorella non figurava più come erede universale ma le veniva destinata solo una quota di denaro, la pronipote era del tutto sparita dalle ultime volontà, mentre tra i beneficiari comparivano la convivente e i suoi familiari, una colf e gli indigenti. La sorella chiese una perizia calligrafica: secondo lo specialista il secondo documento presentava le caratteristiche della «mano guidata«, cioè la scrittura era stata aiutata da una persona terza e il titolare del patrimonio non aveva agito in totale autonomia nel disporre dei propri beni. Da qui la parente ottenne dal giudice il sequestro di tutti i beni dell’asse ereditario.

La donna ha impugnato l’ultimo testamento e il tribunale ha accolto le sue ragioni, sostenendo che fosse nullo sia perché non era scritto da interamente dall’anziano, come richiede la norma, ma solo in parte, sia perché la data (maggio 2020) era successiva alla morte del fratello e quindi lui non avrebbe potuto redigerlo. I giudici hanno stabilito che la successione del commerciante debba essere regolata dal testamento 2019, perché redatto in piena capacità e con chiarezza.

Si evidenziava che la sorella doveva essere l’unica erede universale, mentre la convivente aveva diritto solo alla casa dove avevano convissuto per l’ultimo anno e mezzo, senza soldi e altri beni. Alla pronipote è stata restituita l’abitazione che nel secondo testamento le era stata sottratta a vantaggio della colf. Sull’ultima compagna dell’anziano era stata presentata domanda di dichiararne l’indegnità per presunto dolo nel redigere il testamento: respinta. Gli avvocati Pellini e Boselli esprimono «soddisfazione»: «La sentenza evidenzia l’importanza del rispetto nelle forme legali nei testamenti e il valore della volontà autentica del testatore».


© il Resto del Carlino