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L'analisi/ Speranza e fiducia

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02.01.2026

Ogni anno che passa il rilievo del messaggio di Capodanno del Presidente della Repubblica aumenta, perché deve assumersi il compito di fare un discorso che sia insieme di consapevole attenzione ad una transizione storica complessa e di speranza perché senza quella non ci si può attrezzare per «incontrare un tempo migliore».
Mattarella non si sottrae alla sfida e trova il registro giusto per parlare al Paese senza tacere la realtà di un mondo in cui «il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente il più forte». Senza sorvolare sul fatto che, come dirà in conclusione, «abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale» e che «siamo in tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente».
Nelle anticipazioni della vigilia si era messo l’accento sul fatto il Presidente, dopo i discorsi specificamente indirizzati alla classe politica (Ambasciatori e Alte Cariche dello Stato) si sarebbe rivolto invece ai cittadini nella loro generalità. È vero, ma fino ad un certo punto. Mattarella ha parlato a quello che, in senso forte, possiamo definire il corpo politico della nazione, «i cittadini», dentro cui stanno tutti gli uomini e le donne, comuni o appartenenti alla tradizionale classe politica: perché, e questo è un altro passaggio forte del messaggio, siamo «una Repubblica», cioè quel regime che «esprime la volontà di realizzare il futuro insieme, attraverso........

© Il Messaggero