Villa Papafava riabbraccia famiglie e discendenti: «Andavamo sul lago ghiacciato con l’auto del conte»
Non una fredda celebrazione nobiliare, né un classico amarcord polveroso. Provate a immaginare 400 persone riunite nello stesso luogo per rievocare i tempi in cui si scendeva a rotta di collo lungo le gradinate di pietra usando tavole di legno cerate, o di quando si finiva nelle acque gelide del laghetto con la macchina del conte perché il ghiaccio aveva ceduto.
È la magia andata in scena domenica in località Frassanelle, a Rovolon, dove l’ottocentesca Villa Papafava dei Carraresi – adagiata sulle alture settentrionali dei Colli Euganei e immersa in un parco secolare tra boschi di pioppi, frassini e cipressi – ha riaperto le braccia al suo popolo.
Quattrocento discendenti delle famiglie che per decenni hanno lavorato, vissuto e fatto crescere questo territorio si sono ritrovati in occasione della presentazione del libro Frassanelle: un luogo, tante vite, una comunità, scritto da Loris Barbiero e curato con l’archivista Giorgetta Bonfiglio-Dosio.
Il tratto che ha lasciato l’impronta più profonda nei racconti dei partecipanti? L’assenza di muri. In questa comunità il rango sociale non era mai stato una barriera: contadini, muratori, fattori e nobili si davano del tu, uniti da un senso di appartenenza che trasformava la tenuta in un’unica, immensa famiglia........
