Il Piave non mormora più: ridotto a rivoli d'acqua tra prelievi idrici e risalita del mare
“Fiume sacro alla Patria”, c’è scritto nelle tabelle all’imbocco dei ponti sul Piave. Ma di sacro c’è ben poco nel modo con cui abbiamo trattato il Grande Fiume.
Dal Basso Cadore fino a Salgareda è ridotto a qualche rivolo d’acqua che si fa strada in un ampio greto di ciottoli: c’entra la siccità estiva, certo, ma c’entra soprattutto il fatto che il Piave, per secoli un elemento imprescindibile della vita, dell’economia e dell’identità stessa di quei territori, a causa dei massicci prelievi dell’agricoltura e dell’idroelettrico è diventato il fiume più artificializzato d’Italia: le sue acque alimentano centinaia di derivazioni e decine di grandi serbatoi artificiali, e poi – costrette in centinaia di chilometri di tubature - vengono sballottate da una parte all’altra del Veneto nord-orientale prima di tornare, almeno parzialmente, al loro corso naturale a valle. Da decenni il fiume ha smesso di... mormorare, di alimentare mulini e di essere la grande arteria di comunicazione che è stato per secoli.
«Un tempo il Piave parlava», scrive Toni Sirena nel “Lessico delle acque nel Veneto contemporaneo, «Si esprimeva con diverse voci: dal mormorio del suo scorrere lento al brontolio delle rapide fino all’urlo delle alluvioni. Parlava anche attraverso i suoi pesci, i suoi anfratti, le sue anse, il suo ecosistema vivo, il suo respiro ma anche con gli ex voto, le creature mitologiche, le preghiere. Oggi è un silenzio che accusa». In questi mesi in realtà, soprattutto nei weekend, il suo greto è spesso affollato di bagnanti con tende e ombrelloni, tanto che Ponte di Piave sembra una succursale di Jesolo.
Pochi chilometri più a sud – a Fossalta, oltre 20 km dalla linea di costa – comincia addirittura l’acqua salata, per cui da giugno, come nel 2022, il Consorzio di Bonifica Veneto Orientale (1140 kmq di territorio fra le province di Treviso e Venezia, per due terzi sotto il livello del mare) ha dovuto chiudere il punto di presa per gli attingimenti irrigui. «La conducibilità dell’acqua, collegata alla presenza di sali disciolti», spiega Sergio Grego, direttore del Consorzio presieduto da Andrea Pegoraro, «Qui a San Donà adesso è di circa 10mila microsiemens per........
