Crepet e la resistenza intellettuale: «Se pensare è reato, noi disobbediamo»
Il reato di pensare è il titolo del nuovo spettacolo di Paolo Crepet, in scena venerdì 20 febbrario al Gran Teatro Geox di Padova. Tra autocensure, vocabolari addomesticati e libertà sempre più frammentate, il noto psichiatra e sociologo mette in discussione l’idea stessa di progresso, interrogando il rapporto tra individui, potere e immaginazione. E rilancia il valore dell’audacia e della disobbedienza intellettuale.
Paolo Crepet, “Il reato di pensare” è un titolo pesante. L’avrebbe mai immaginato qualche anno fa?
«No, non credo. Però avevo già qualche idea in merito. Sulla libertà di pensare ho sempre ragionato molto, e non in modo celebrativo. Ho avuto anche l’idea che questa libertà, in fondo, ci piacesse poco. Perché quando le cose vanno bene, quando la panza è piena, della libertà a chi importa? Ci interessa finché è una parola bella, nobile. Poi diventa scomoda. Perché obbliga a scegliere, a rischiare, a prendersi delle responsabilità».
Questa fatica della libertà ha a che fare anche con il modo in cui oggi siamo connessi?
«Trent’anni fa scrissi Solitudini, libro in cui affermai che in un mondo sempre più connesso saremmo diventati più soli. Oggi,........
