Vinitaly tra guerre e dazi: l’Italia ridisegna i mercati e guarda a India, Brasile e Africa
La guerra impatta sul Vinitaly. «Voli cancellati dal Medio Oriente e attività riprogrammate. Non è stato facile» è costretto ad ammettere Federico Bricolo, presidente di VeronaFiere. Dopo l’ultima - segnata dalle minacce dei dazi di Donald Trump - quella del Vinitaly 2026 è un’altra edizione che si apre nel segno della grande politica internazionale.
La crisi in Medio Oriente, ma ancora i residui delle tassazioni extra introdotte dal presidente degli Stati Uniti.
«Gli accordi economici fatti dall’Unione Europea ci stanno aiutando» concede Bricolo, ridisegnando le mappe commerciali dell’Italia del vino: «L’India, un mercato sempre più attrattivo, dove la tassazione è più bassa e dove abbiamo già fatto due edizioni del Vinitaly. Mentre presto ci apriremo all’Australia e al Brasile, e continuiamo a guardare con interesse all’Africa, un continente di grande interesse».
«Vinitaly rappresenta un'infrastruttura per sostenere e amplificare la proiezione internazionale del vino italiano. Un presidio organizzato che, a partire da Verona, opera per rafforzare la presenza delle nostre imprese sui mercati globali. E in........
